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Crans-Cannes, la vita spericolata di Jessica Moretti: cosa sta emergendo

di Claudio Osmetti mercoledì 14 gennaio 2026

4' di lettura

Tecnicamente non è ai domiciliari. Però non può lasciare il Paese, ha dovuto consegnare sia passaporto che carta d’identità e di soggiorno alla procura di Sion, dovrà pagare una cauzione «adeguata» e, soprattutto, sarà costretta a presentarsi, ogni santissimo giorno, in caserma, cioè dalla polizia cantonale, per adempiere l’obbligo di firma: per Jessica Moretti, ancora indagata assieme al marito Jacques per omicidio plurimo, lesioni e incendio colposi a seguito del disastro di Capodanno a Crans-Montana, sono scattate le misure sostitutive della prevenzione preventiva.

È un inchiesta complessa, quella di Béatrice Pilloud al di là delle alpi: va «a tutto campo», non «guarda in faccia a nessuno», «non sarà lampo» ed è plausibile che «le indagini dureranno più del processo» (si sfoga l’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado, ha appena incontrato la procuratrice). Ma è anche un’inchiesta che pare spacchettata su più fronti: coinvolge il Comune di Crans (viene stralciata la possibilità che possa costituirsi parte civile e accedere a eventuali risarcimenti), mantiene in carcere Jacques, uno dei due proprietari del Constellation, perché c’è il pericolo che scappi, che magari fugga in Francia, e non fa lo stesso (ma opta per misure alternative) con Jessica, l’altra titolare del locale, che ha pure un bimbo piccolo da accudire. Al netto del fascicolo sulla vicenda correlato di foto, schizzi sulla disposizione dei tavoli al bar, immagini degli sparkler utilizzati e pronti a essere accesi, il quadro generale è ancora difficile da cogliere.

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Anche per Jacques Moretti si paventa la possibilità di una scarcerazione su cauzione (in realtà è tutto in divenire e i giudici di garanzia hanno già precisato che per quantificarlo, questo “acconto sulla giustizia” che nel nostro ordinamento non c’è ma che in Svizzera funziona come negli Usa: lasci un pegno in denaro al tribunale e sei libero di tornartene a casa almeno fino alla sentenza, servirà «un’istruttoria minuziosa») e a conti fatti la sua posizione non è dissimile da quella della moglie.
Tanto per cominciare il rischio di darsela a gambe pare sussistere in entrambi i casi: ma il solo ritiro dei documenti di Jessica vale fino a un certo punto (la Confederazione elvetica non fa parte dell’Unione Europea ma dell’area Schengen, le dogane via terra si possono passare senza mostrare alcunché). In seconda battuta la quota che “i corsi” hanno nella srl che amministra i loro esercizi è del 50% a testa, ma se proprio c’è qualcuno che al pub di Crans faceva da direttrice generale (dal 2024) era lei e non lui: tra l’altro per un motivo semplicissimo, la legge elvetica impone ai gestori di locali un certificato di “buona moralità” e la fedina penale pulita (Jacques è stato condannato per sfruttamento della prostituzione).

Infine in quel maledetto veglione di San Silvestro, quando la prima scintilla ha toccato il soffitto del Constel e si è scatenato l’inferno che ha ucciso quaranta persone e ne ha ustionate più di cento, dentro il bar c’era Jessica. Jacques era al Senso, il ristorante che la coppia ha nella vicina Lens: è la moglie che è stata immortalata da alcuni video mentre scappa dal rogo senza ustioni al braccio ma con in mano un sacco dove (presumibilmente) ci sono gli incassi del dì. Di più: stando alle testimonianze trapelate, col beneficio del dubbio su ogni cosa perché qui gli unici che hanno la fotografia precisa sono le autorità svizzere e le autorità svizzere restano abbottonate al no-comment istituzionale, in quei minuti concitati Jessica non avrebbe nemmeno chiamato i soccorsi o dato l’allarme. Lui, invece, Jacque, appena accorso a Crans, avrebbe provato a tirar fuori chi riusciva dal fumo e dal fuoco che gli stavano già mangiando il locale.

Jessica Maric in Moretti. Classe 1986. Cresciuta in Costa Azzurra, laureata a Monaco, un passato come modella per gli eventi internazionali più glamour della Mitteleuropa. Bella, bellissima, elegante, immortalata pure a Cannes, al Festival del Cinema, era il 2019, al fianco dell’attore Sacha Baron Cohen, lui vestito da dittatore (per il film omonimo che presentava proprio quell’anno), lei da sexy guardia del corpo, basco e kalashnikov (ovviamente finto). «C’è pochissima gente, dobbiamo farne entrare di più per creare l’atmosfera giusta».

Non è ancora mezzanotte. Jessica sta parlando con una sua dipendente, una delle più fidate, è al Constellation: la cameriera si chiama Cyane Panine, ha 24 anni, morirà qualche ora più tardi (i suoi funerali sono stati celebrati ieri in Francia). Miriam Mazou, uno degli avvocati delle famiglie, ora annuncia la richiesta avanzata alla procura generale vallese di nominare un procuratore straordinario esterno al Cantone: «Non è che non mi fidi della giustizia vallesana, non è niente di personale, è una questione strutturale». La magistratura vallesana respinge ogni critica circa l’arresto non immediato dei Moretti, ma intanto c’è anche questo, il nodo procedurale, nel racconto di quella notte infame di due settimane fa.

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