C’è un proverbio giapponese che dice “tre anni anche sopra una pietra”: se ti siedi per lungo tempo su una roccia fredda, vuol dire, arriverà il momento in cui riuscirai a scaldarla. Per i nipponici è un inno alla pazienza e alla determinazione nonostante le avversità, mentre per tutti gli altri, soprattutto per quelli che con i nipponici devono trattare, è avvisaglia della loro ostinazione.
Giorgia Meloni, alla sua terza missione nel Paese del Sol Levante, è atterrata ieri nella capitale e oggi vedrà la premier Sanae Takaichi nella residenza ufficiale del primo ministro giapponese. Conosce bene quanto questi alleati possano essere tetragoni e quanto tempo ha dedicato ad elevare i rapporti bilaterali tra Roma e Tokyo al livello di Partenariato Strategico Speciale, che certifica una collaborazione e una convergenza in ambito politico, economico, commerciale e, nei marosi dell’instabilità globale, per la sicurezza.
Le due leader sono già incontrate a Johannesburg nel novembre 2025, in sede G20, quando Takaichi era da un mese capo del governo, e la premier è il primo ospite europeo dell’erede di Shinzo Abe. Le due sono accomunate dal primato storico di essere le prime donne alla guida dei loro Paesi, ma oltre il facile parallelismo ci sono i dati dell’export italiano: l’economia nipponica è il terzo partner commerciale italiano in Asia. Tra gennaio e ottobre 2025, il commercio bilaterale è stato pari a 10,4 miliardi, con esportazioni in crescita a 7 miliardi (+2,6%), trainato dai beni di consumo di alta gamma. E c’è la collaborazione nel settore della difesa: oltre al crescente impegno delle forze armate italiane nelle esercitazioni militari in Giappone, cruciale è la partecipazione al programma trinazionale (Italia, Giappone e Gran Bretagna) Global Combat Air Programme per lo sviluppo dell’aereo da caccia di prossima generazione. La base produttiva saranno gli impianti Alenia-Leonardo di Torino.
Due Nazioni lontane, ma sempre più vicine.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) January 16, 2026
Amicizia e sintonia con @takaichi_sanae pic.twitter.com/LbRlnoeQcZ
Con gli Stati Uniti in pieno svecchiamento delle alleanze e la crescente assertività di Pechino, Roma e Tokyo hanno sempre più motivi per avvicinare il Mediterraneo all’Indo Pacifico, con una visione comune (“like-minded” è il gergo usato in geopolitica per descrivere alleati che la pensano allo stesso modo) che si estende al Sud Globale, Africa inclusa.
Qui l’Italia ha redatto il Piano Mattei, la strategia per implementare rapporti con i Paesi Africani, e il Giappone ha dal 1993 l’iniziativa Ticad, la Conferenza internazionale di Tokyo sullo sviluppo africano fondata sul medesimo principio di “cooperazione paritaria” e investimenti.
Takaichi, la Lady di ferro del Sol Levante, ha di fronte non poche rogne nazionali: ha appena sciolto la Camera bassa, dove la sua coalizione gode di una maggioranza risicata. Andrà al voto all’inizio di febbraio, nel tentativo di capitalizzare un gradimento personale ai massimi da oltre un decennio per un capo di governo giapponese. Solo se riuscisse a conquistare un mandato popolare chiaro potrebbe mettere in atto le riforme promesse (spesa fiscale espansiva, revisione della strategia di difesa, maggior peso internazionale). La politica estera le impone prudenza e attenzione al dossier Taiwan e a quello, che arde sotto le ceneri, Corea del Nord. Potrà chiedere aiuto a Meloni che, superato il terzo annodi governo, qualcosa del proverbio di cui sopra ha certamente imparato.