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I legali dei Moretti al contrattacco "Non hanno responsabilità penali"

di Claudia Osmetti lunedì 19 gennaio 2026

3' di lettura

La versione (degli avvocati) dei Moretti. Ché, per carità, è il loro lavoro e ci mancherebbe altro: in un’inchiesta la difesa fa esattamente ciò che dice il suo nome, difende i suoi assisti, però qui, anzi nella Svizzera di Crans -Montana, stanno smontando punto per punto tutto l’impianto accusatorio contro Jacques e Jessica. Le indiscrezioni di questi giorni (per la verità quasi mai fatte trapelare dalla procura di Sion), gli interrogatori, i racconti dei “corsi” rimbalzati sui giornali e ripresi dai tigì di mezza Europa, chiacchierati amo’ di gossip: sì, ma poi, alla conta dei fatti, dentro un procedimento penale, quel che conta è altro. Sono le prove, sono i fatti.

Lo sanno benissimo Yael Hayat (lei, tra parentesi, è una sorta di istituzione, un nome di peso del foro elvetico), Patrick Michod e Nicola Meier: un collegio a tre, un pool di legali che da diciannove giorni, lassù, oltralpe, non sta fermo un momento e fa la spola tra Sion, Crans e Iles (il carcere dove è rinchiuso il proprietario del Constellation). Quel che torna e quel che no, in una vicenda che è la più infame tragedia del 2026. L’accusa numero uno: Jessica che scappa dal disco-pub in fiamme, col rogo che è solo all’inizio e i clienti che sono nel seminterrato e non riescono a uscire. «Sarà l’indagine a stabilire cosa ha fatto con precisione», dice Hayat in un’intervista assieme ai colleghi andata in onda sulla tivù svizzera ieri sera (e su questo non ci piove: è uno dei principi dello stato di diritto, è una delle garanzie fondamentali delle democrazie liberali). Si riferisce a quei video che gli inquirenti stanno analizzando e scandagliando, quelli delle telecamere fissate sui lampioni della strada antistante al Constel: nelle immagini si vedrebbe (il condizionale è d’obbligo) Jessica che lascia il locale con in mano una sacca nella quale si presume ci sia l’incasso del dì. Tutto da provare, ovvio, tutto da chiarire con la precisione di un tribunale. Ma «questa frettolosa salita delle scale aveva il solo scopo di allertare i vigili del fuoco, cosa che è stata fatta e che è stata accertata», continua Hayat. «Il modo con cui si cerca di cambiare le sue intenzioni è semplicemente indegno».

L’accusa numero due: il nodo della sicurezza dentro il Constel. Sì, d’accordo, i controlli non sono stati fatti per sei anni di fila, però sulla questione andrebbe interrogato (almeno in prima battuta) il Comune di Crans. E circa la schiuma fonoassorbente con cui è stato rivisto il soffitto del bar, quella che ha preso fuoco come un cerino per colpa degli sparkler fissati sulle bottiglie di champagne, non è addebitabile a Jacques: «Lui, semmai, l’ha acquistata spiegando l’uso che intendeva farne, cioè che era destinata a un locale aperto al pubblico». Questa volta è Michod a chiarire il punto: «Jacques ha chiesto espressamente ai distributori se quella schiuma presentasse dei pericoli, le ispezioni effettuate tra l’altro non ne hanno mai rilevati. Quando l’ha istallata, Jacques, non poteva immaginare nemmeno per un secondo che si sarebbe potuta incendiare così». Con l’aggiunta dell’uscita di sicurezza del seminterrato bloccata da un mobiletto: «Si è dibattuto se quella porta fosse chiusa a chiave o meno, non lo era. La questione della sua accessibilità va chiarita, è ovvio, e lo si potrà fare grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza». L’accusa numero tre, i conti che non tornano, i bilanci non trasparenti. L’ascesa fulminea dei Moretti, l’impero nel Cantone Vallese e il sospetto, neanche troppo celato, neanche troppo nascosto, che puntassero al profitto a ogni costo. «Abbiamo sentito dire che le loro proprietà sono state finanziate in contanti e che l’origine dei loro fondi sia dubbia. È falso»: Meier è il più tranchant dei tre, «le proprietà dei Moretti sono ipotecate». Lui, Jacques, verrà interrogato domani mattina dalla polizia cantonale. Potrebbe essere rilasciato a momenti su cauzione. Il caso (giudiziario) di Crans è solo all’inizio.

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