"Non sono scappata, ma mi sono precipitata fuori per chiamare i soccorsi": lo ha detto durante l'interrogatorio in procura Jessica Moretti, proprietaria insieme al marito Jacques, del Le Constellation a Crans-Montana, il locale andato a fuoco la notte di Capodanno non lasciando scampo a 40 persone. Parlando con la procuratrice aggiunta del Cantone Vallese Christine, l'imprenditrice avrebbe cercato quindi di allontanare sospetti e accuse da sé e dal marito. Entrambi i coniugi sono indagati per omicidio, lesioni e incendio colposi.
Sulle bottiglie di champagne con le fontane di luce messe sopra, proprio quelle che avrebbero innescato il rogo a contatto con il soffitto, la Moretti avrebbe subito provato a scaricare la responsabilità sui camerieri incaricati di portare quelle bottiglie: "Ho formato il personale sul rispetto delle procedure di sicurezza - avrebbe detto agli inquirenti -. Io dicevo ai ragazzi di stare attenti, di tenere le bottiglie inclinate. Ho dato direttive per non tenerle così alte".
Secondo la versione della donna, una parte di responsabilità sarebbe stata degli addetti alla sicurezza - "avrebbero dovuto controllare i documenti e le uscite" - e anche di chi non ha effettuato i controlli: "L’indagine deve andare avanti sul Comune", avrebbe ribadito uno dei suoi legali. La colpa, insomma, sembra essere di tutti ma non sua o di suo marito.
Intanto, trapela che presto a Sion i coniugi Moretti potrebbero non essere gli unici indagati. Lo stesso legale dell’imprenditore, Patrick Michod, ha evidenziato come dagli interrogatori sia emersa la "necessità di sentire altre persone". Mentre l’avvocato Romain Jordan ha chiarito: "Spero che il banco degli indagati si riempia". Gli occhi sono puntati soprattutto sul comune di Crans-Montana e sui mancati controlli di sicurezza negli ultimi cinque anni.