CATEGORIE

Sbagliano gli stati se proibiscono i social

Per uno degli strani scherzi che lo spirito del tempo fa a noi mortali, su scala planetaria si stanno sovrapponendo due grandi avvenimenti sociali: la liberalizzazione crescente della marijuana negli Stati Uniti e la proibizione in Australia ai giovani sotto i 15-16 anni dell’uso incontrollato dei social.
di Lodovico Festa domenica 15 febbraio 2026

4' di lettura

Per uno degli strani scherzi che lo spirito del tempo fa a noi mortali, su scala planetaria si stanno sovrapponendo due grandi avvenimenti sociali: la liberalizzazione crescente della marijuana negli Stati Uniti e la proibizione in Australia ai giovani sotto i 15-16 anni dell’uso incontrollato dei social. Un editoriale del New York Times ci racconta come 13 anni fa dovunque negli Stati Uniti non fosse legale possedere marijuana per usi ricreativi: ora invece nella maggior parte degli Stati federali è consentito, e Donald Trump sta accelerando il processo allentando le restrizioni federali. Quando la liberalizzazione decollò si riteneva che alla fine l’uso della marijuana sarebbe stato circoscritto. Tutti i sondaggi invece oggi indicano come siano almeno 18 milioni gli americani che fumano spinelli tutti i giorni o almeno 5 giorni alla settimana. Nel 1992 erano un milione, nel 2012 sei.

Ormai più americani si fanno una canna di quanti bevano alcol. Fenomeni di dura dipendenza dalla marijuana sono frequenti e quasi tre milioni di americani soffrono di incontrollabili vomiti da cannabis, con sempre più persone stordite non in grado di lavorare o di guidare la macchina. Il New York Times conclude dicendo che nonostante tutto non si deve tornare indietro e che alcuni provvedimenti, a partire da quelli fiscali, come è avvenuto per alcol e tabacco, possono aiutare a tenere sotto controllo il fenomeno. Non so se la liberalizzazione della marijuana sia la strada più opportuna in un’Europa dove già esistono articolate forme per “ricrearsi” e nei casi più tristi per sballarsi. Però l’appello alla libertà di scelta del singolo cittadino, sia pur supportata da tasse che scoraggiano certi consumi, in generale mi pare una scelta convincente. Magari su questa impostazione “liberale” bisognerebbe ragionare quando si sceglie la tendenza opposta a quella assunta con la liberalizzazione dello spinello, cioè la scelta di proibire l’uso di certi social anche ai ragazzi sulla soglia dell’adolescenza. Il primo Stato a intraprendere questa via socialproibizionista che impedisce a chi ha 16 anni o meno, di avere un account su Tiktok, X, Facebook, Instagram, YouTube, Snapchat, Threads, Reddit. Canberra ha deciso un così largo divieto di accesso perché vuole ridurre l’impatto negativo di social media organizzati per incoraggiare i giovani a perdere larga parte del loro tempo davanti a uno schermo che inoltre spesso offre contenuti che hanno un pessimo impatto per la salute e il benessere dei giovani. Alla base di queste decisioni c’è una ricerca commissionata nel 2025 che considera come il 96% dei ragazzi tra i 10 e i 15 anni usano i “social” compresi quelli che offrono materiale misogino o violento, o addirittura spingono all’anoressia o al suicidio, e incoraggiano il ciberbullismo. Il provvedimento colpisce con fortissime multe non ragazzi e famiglie ma i social che non controllano l’età di chi chiede un account per i diversi programmi. Le serie inchieste e le analisi che hanno preparato i provvedimenti australiani non possono essere prese sotto gamba e confermano la sensazione che chiunque di noi ha quando sale su un tramo su un bus, e vede decine e decine di ragazzini e ragazzine concentrati sul loro telefonino

. Non so però se un provvedimento così invasivo delle libertà personale, una scelta che di fatto sostituisce con il potere dello Stato l’autorità di genitori nell’educazione dei loro figli sia innanzi tutto adeguatamente efficace, se di fatto non finisca per allenare all’illegalità la maggioranza delle nuove generazioni (come in parte, peraltro, è già successo con gli “spinelli”). Certo mi è evidente l’urgenza di intervenire su questa materia, ma non so se uno Stato liberaldemocratico non dovrebbe cercare di allearsi ai genitori piuttosto di pensare a come sostituirli. Comunque è evidente come in tutta la vicenda contraddittoria della liberazione della marijuana e della proibizione dei social, manchino alcuni soggetti fondamentali nella nostra civilizzazione di lunga durata occidentale: il fattore educativo e il fattore etico. Al fondo c’è l’idea di trattare le persone essenzialmente come consumatori e non come soggetti definiti da diritti e doveri. In questo senso viene un po’ di nostalgia di quando ambienti religiosi organizzavano le leghe per la temperanza, gli “eserciti della salvezza”, di quando il movimento socialista metteva insieme comitati per la lotta all’alcolismo tra gli operai anche perché il vino (in Italia e il gin in Gran Bretagna) ne ottundeva tra l’altro la capacità di difendere i propri diritti. Forse bisognerebbe riflettere sull’esperienza dell’associazione “Turning point” (la Svolta) di Charlie Kirk che da ventenne fino ai trenta anni ha dimostrato come si possa ancora parlare di moralità a centinaia di migliaia di giovani e ha pagato con la vita l’odio di quelli che sostengono che oltre a Dio sia morta anche qualsiasi ricerca di una vita eticamente degna di essere vissuta.

tag

Ti potrebbero interessare

Navalny, ecco come uccide il veleno della rana di Putin: una morte atroce

Cinque Paesi europei – Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi – hanno accusato il Cremlino d...

Crans-Montana, clamoroso: "La cauzione per Jessica Moretti non è stata pagata"

Il Tribunale di Sion aveva annunciato il 13 gennaio 2026 che avrebbe fissato a breve l'importo del deposito cauziona...

Ha tradito i principi fondativi: è ora di abolire l'Onu

La fine dell’Onu sta in un’acclamazione, entusiasta e generalizzata com’è tipico di ogni conses...

"Gli Usa figli dell’Europa Per questo vi vogliamo forti e ottimisti come noi"

Quando queste conferenze iniziarono nel 1963, si svolgevano in una nazione – anzi su un continente – divisa ...
Marco Rubio