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Il sogno inglese: sostituire Starmer con Giorgia Meloni

Il "Telegraph" dedica una serie di tre articoli al presidente del Consiglio: è apprezzata perché sta combattendo contro il clima d'intolleranza e la retorica sull'immigrazione
di Dario Mazzocchi giovedì 19 febbraio 2026

2' di lettura

È il sogno degli elettori di destra britannici: una donna a Downing Street. Un sogno impossibile, perché la donna in questione è Giorgia Meloni, ma a scorrere gli oltre seicento commenti lasciati dai lettori del Daily Telegraph all’articolo che racconta come la premier italiana sia campionessa nella guerra alla cultura woke, il messaggio è chiaro: con lei al posto del laburista Keir Starmer al governo, il Regno Unito ci guadagnerebbe.

Un attestato di stima non da poco, se si considera che la prima donna a guidare il Paese è stata Margaret Thatcher, la rivoluzionaria Iron Lady che negli anni ’80 ha rovesciato lo statalismo che per decenni ha ingessato l’isola e che in tanti rimpiangono – al punto da diventare un fantasma per qualsiasi leader conservatore. Giorgia, prima donna a ricoprire la carica di presidente del Consiglio, è emblema del common sense, il senso pratico che si basa sulla logica e non sull’ideologia. A rendere la premier così apprezzata Oltremanica è la presa di posizione contro il clima di intolleranza degli ambienti di sinistra e contro l’agenda permissivista in tema di immigrazione e diritti delle minoranze. L’articolo di James Crisp e Nick Squires (il terzo di una serie dedicata a Meloni e alla sua influenza tra Italia, Europa e mondo) si apre con le parole della premier all’indomani della rinuncia del comico Pucci a partecipare a Sanremo dopo le dure proteste via social: «È inquietante che nel 2026 un artista si senta costretto a rinunciare a fare il proprio lavoro a causa del clima di odio che si è creato intorno a lui». Un tema sentito in Gran Bretagna, dove attivisti, comici e gente comune si sono trovati la polizia sulla soglia di casa per alcune opinioni postate online e ritenute pericolose per la sicurezza pubblica perché giudicate offensive nei confronti di alcune comunità di immigrati o per il loro orientamento sessuale.

Giorgia Meloni «è un paradosso», sostengono Crisp e Squires. Questo perché, pur essendo la prima donna a Palazzo Chigi, non è una femminista. O perché «è al tempo stesso una conservatrice sul piano sociale e una madre single». E ancora perché, da donna, è contraria alle quote rosa. «Con lei c’è stato un arretramento sui diritti riproduttivi delle donne», denuncia nell’articolo Giorgia Serughetti, professoressa all’Università di Milano-Bicocca ed esperta di genere e politica.

«Esperta di genere e politica? Sono completamente sbigottita», commenta Teresa, portavoce di quel sentire comune che invece ne apprezza la stretta sull’immigrazione, la tutela della genitorialità tradizionale e la difesa delle radici cristiane. A Meloni guarda con interesse Kemi Badenoch, leader dei Conservatori incaricata di ridare linfa al partito schiacciato dall’avanzata di Reform UK di Nigel Farage.
Badenoch è stata ospite a dicembre di Atreju, l’appuntamento dei giovani di FdI, dove ha elogiato la premier: «È acuta, calorosa e spietatamente focalizzata sull’interesse nazionale», era il messaggio che accompagnava il selfie condiviso da Badenoch sul proprio profilo Instagram dopo l’intervento a Roma. Queen Giorgia.

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