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Teheran resuscita i Patti di Abramo. I Paesi arabi tornano nelle braccia di Israele

Dopo la rottura avvenuta con gli attacchi del 7 ottobre, si ricompatta l’alleanza tra Tel Aviv e il mondo sunnita contro contro la pioggia di missili iraniani. I sauditi: "Siamo pronti a reagire"
di Maurizio Stefanini martedì 3 marzo 2026

3' di lettura

Si è ipotizzato che uno scopo degli attacchi del 7 ottobre fosse appunto quello di far saltare definitivamente ogni ipotesi di allargamento delle Paci di Abramo tra Israele e il mondo arabo, nel momento in cui si parlava addirittura di un imminente coinvolgimento dell’Arabia Saudita.

Ma adesso lo stesso risultato di un vasto asse tra Paesi arabi sunniti e Israele potrebbe essere garantito dal modo in cui il regime di Teheran sta rispondendo con lo sparare su tutti i vicini. Anche gli Emirati Arabi Uniti, con cui in teoria condivideva l’appartenenza ai Brics, e che infatti hanno disposto il ritiro immediato del loro ambasciatore dall’Iran dopo le scariche di missili e droni che hanno bloccato l’aeroporto di Dubai, e con esso una quantità di italiani: dal ministro Guido Crosetto alla cantante Big Mama. Anche l’Oman, che aveva ospitato il tentativo di mediazione. Anche il Qatar, la cui emittente al Jazeera in realtà sarebbe tutt’altro che ostile al regime.

Proprio il ministero della Difesa del Qatar ha fatto sapere che la sua antiaerea aveva intercettato e abbattuto due aerei dell’Iran, oltre a sette missili balistici e due droni. Il comunicato spiega che i mezzi aerei puntavano a diverse aree del Paese e che la minaccia «è stata affrontata immediatamente dopo essere stata rilevata, in base al piano operativo, e tutti i missili sono stati intercettati prima di raggiungere i loro obiettivi». Le forze armate, prosegue il comunicato, «possiedono una piena capacità per salvaguardare la sovranità e la sicurezza del Paese» e «risponderanno a ogni minaccia esterna».

Anche negli Emirati Arabi Uniti, dove tre persone sono rimaste uccise e 58 ferite, il ministero della Difesa ha detto che sono stati distrutti 152 dei missili balistici lanciati da Teheran e 506 dei 541 droni. Sono state colpite anche aree civili, inclusa la Palma, l’iconica isola-resort. Ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, i frammenti di un drone intercettato dai sistemi di difesa hanno danneggiato uno degli edifici del complesso di torri Etihad Towers, dove hanno sede diverse sedi diplomatiche occidentali. Forti esplosioni sono state udite anche nella parte orientale di Riyadh, la capitale dell’Arabia Saudit. Un video della Cnn ha mostrato del fumo alzarsi nei pressi dell’hotel Crowne Plaza a Manama, in Bahrein.

Droni hanno colpito un porto in Oman, ferendo un lavoratore. Soprattutto, alcuni droni iraniani hanno colpito una raffineria della compagnia petrolifera saudita Aramco a Ras Tanura, anche se altri sono stati abbattuti. L’impianto, con una capacità di oltre mezzo milione di barili al giorno, è stato temporaneamente chiuso per precauzione.

In Kuwait, i detriti dei droni abbattuti sono caduti sulla raffineria di Ahmadi, ferendo due lavoratori. Il Kuwait ha anche abbattuto per errore tre caccia statunitensi che respingevano un attacco iraniano. Sempre in Kuwait, un fumo nero si è levato dall’interno del complesso dell’ambasciata statunitense, ed è stato colpito l’aeroporto. Il Bahrein ha attivato le sirene antiaeree per avvertire di un attacco iraniano alle basi militari statunitensi.

Le Guardie della Rivoluzione hanno detto di avere preso di mira quattro basi statunitensi in Medio Oriente: la base aerea di Al Udeid in Qatar; la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait (che ospita anche soldati italiani); la base aerea di Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti; il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense in Bahrein.

Dopo aver affermato di aver intercettato con successo gli attacchi iraniani diretti, l’Arabia Saudita ha promesso che «prenderà tutte le misure necessarie» per difendersi, «inclusa la possibilità di rispondere all’aggressione». La Cnn ha riferito che il principe ereditario Salman, con il sostegno degli Stati Uniti, ha promesso di impiegare la forza militare contro ulteriori incursioni iraniane, definendo gli attacchi iraniani «codardi», dal momento che lo spazio aereo saudita era rimasto chiuso agli aerei israeliani e Usa. In effetti gli attacchi Usa sono partiti dalla Giordania, e non dagli altri Paesi colpiti.

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