Cresce l'allerta nello stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia del commercio mondiale di petrolio e di gas. Il settore marittimo internazionale lo ha classificato come «zona di operazioni belliche», con circa mille navi bloccate nell'area a causa dell'escalation militare in Medio Oriente. Secondo la Lloyd's Market Association di Londra il valore delle imbarcazioni ferme supera i 25 miliardi di dollari e circa la metà trasporta petrolio e gas. E qui sorge un problemino per Keir Starmer, quello che concede le basi britanniche agli Usa, anzi no. Ecco, bisogna sapere che Londra non è solo un centro finanziario, ma è il centro dell'assicurazione globale.
Con chi? Proprio con Lloyd’s, che assicura il 40% del carico marittimo mondiale (oltre a quasi tutto quello che c’è da assicurare nel mondo) e controlla le tariffe globali. Può farlo grazie anche ad un legame stretto con l’MI6, il servizio di intelligence britannico, che a suo volta è legato a doppio filo a Cia, Nsa e alle varie agenzie americane. La notizia è che il filo sembra essersi rotto. La voce che circola è che il colosso delle polizze sarebbe pronto non ad aumentare i premi in considerazione del rischio, ma di cancellare proprio le coperture. A metterci una pezza, con buona pace di Starmer, ci sta pensando l’odiato Donald Trump. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha infatti annunciato che la U.S. International Development Finance Corporation offrirà assicurazioni contro il rischio politico per petroliere e navi cargo che operano nel Golfo, con l’obiettivo di sostenere il commercio energetico e la navigazione. Se la situazione lo richiederà, ha aggiunto, il presidente Trump ha dichiarato che la marina statunitense potrà iniziare a scortare le navi cisterna nello Stretto di Hormuz per garantire la sicurezza delle rotte energetiche globali.
La solita bufala del presidente Maga? Forse, ma gli assicuratori londinesi sembrano prenderlo molto sul serio. Il Lloyd’s Market Association (Lma), che rappresenta tutte le compagnie che sottoscrivono polizze nel mercato dei Lloyd’s, ha accolto con favore l’iniziativa. La sua amministratrice delegata Sheila Cameron ha spiegato che la grande maggioranza delle navi presenti nella regione è assicurata proprio attraverso il mercato londinese e che le coperture restano per ora attive. Il tema delle assicurazioni è centrale perché senza copertura contro i rischi di guerra molte navi non possono entrare nelle zone considerate pericolose, con il risultato di bloccare o rallentare il commercio energetico globale.
Il mercato assicurativo marittimo di Londra ha già ampliato l’area del Golfo classificata come “ad alto rischio”, decisione che fa salire i premi assicurativi per le navi che transitano nella regione. Anche il broker assicurativo Marsh ha confermato di aver incontrato funzionari statunitensi per studiare soluzioni che consentano di ripristinare condizioni di sicurezza e assicurabilità per il traffico marittimo nel Golfo. In sostanza, come sintetizzano molti esperti, Starmer dopo la faccia è riuscito a perdere pure i Lloyd’s.
La situazione, ovviamente, è in continua evoluzione. L'Iran da una parte rivendica il «controllo totale» dello stretto e afferma di aver colpito una petroliera statunitense nel Golfo. Dall’altra, per bocca del ministro degli esteri, Abbas Araghchi, assicura di «non aver chiuso lo stretto di Hormuz, sono le navi e le petroliere che evitano di attraversarlo perché temono di essere colpite. Non abbiamo intenzione di chiuderlo per ora, ma prenderemo in considerazione ogni scenario» In ogni caso, la designazione dello stretto di Hormuz, del Golfo di Oman e del Golfo Persico come aree di operazioni belliche è stata già decisa dal settore marittimo internazionale dopo una riunione tra sindacati e compagnie a livello mondiale, alla luce dell'aumento dei rischi per la navigazione commerciale.
La decisione risponde alla «portata delle interruzioni e dei rischi a cui sono esposti gli equipaggi civili nella regione», hanno spiegato. Il passaggio a «zona di operazioni belliche» offre ai marittimi il più alto livello di sicurezza possibile e conferisce loro il diritto di rifiutare l'imbarco, la possibilità di essere rimpatriati a spese dell'armatore e diversi bonus e indennità. I numeri non sono piccoli. Secondo l'Organizzazione marittima internazionale (Imo), l'agenzia dell'Onu responsabile della sicurezza in mare, sono circa 20.000 i marittimi e 15.000 i passeggeri di navi da crociera attualmente bloccati nel Golfo.