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Emmanuel Macron, la fine del Galletto: il voto che sta per spazzarlo via

di Mauro Zanon domenica 15 marzo 2026

3' di lettura

Un antipasto di presidenziali. Oggi in Francia si terrà il primo turno delle elezioni comunali – il secondo turno è previsto domenica prossima – l’ultimo banco di prova per i partiti francesi prima di entrare nel vivo della corsa per l’Eliseo. Le elezioni non avranno solo un impatto a livello locale, col rinnovo di 35 mila sindaci: daranno anche un’indicazione sull’umore politico del Paese e sullo stato di salute del presidente francese Emmanuel Macron e dei partiti che lo sostengono: Renaissance, Horizons e MoDem. 

Il partito macroniano, Renaissance, guidato oggi dall’ex primo ministro e futuro candidato all’Eliseo Gabriel Attal, conta poco più di 580 rappresentanti locali: la scarsa rappresentanza nei comuni è figlia della débâcle subita alle elezioni amministrative del 2020. Per limitare i danni, Attal ha optato per la strategia delle alleanze con i candidati sindaco di centro e di destra già radicati nei territori. Ma come evidenziato dal Monde il rischio, per Renaissance, è quello di una progressiva estinzione dal panorama politico francese. Secondo un articolo del Figaro, dietro la discrezione di Macron sulle comunali ci sarebbe la tentazione di attribuire a Attal la responsabilità del fallimento annunciato, che metterà in luce tutta la debolezza della sua corrente politica. A quasi nove anni dall’ascesa all’Eliseo, nessuna grande città è guidata da un sindaco Renaissance. Il capo dello Stato si è accontentato di qualche piccolo segnale negli ultimi mesi. Lo scorso luglio, secondo le informazioni del Figaro, ha ricevuto in privato Jean-Michel Aulas, prima che l’ex presidente dell’Olympique Lione fosse sostenuto dal campo presidenziale e dalla destra per candidarsi alla carica di sindaco di Lione. 

A fine febbraio, quando Rachida Dati ha lasciato il governo per dedicarsi alla sua campagna a Parigi, Macron «le ha rivolto parole di incoraggiamento nella battaglia che sta conducendo», ha fatto sapere il suo entourage. Una frecciatina a Attal, che sostiene un altro candidato alla carica di sindaco di Parigi: Pierre-Yves Bournazel, membro di Horizons, il partito dell’ex premier Édouard Philippe. Nella capitale francese, la candidata di Réconquête, Sarah Knafo, è l’outsider che nessuno aveva visto arrivare. Con una campagna pop, Knafo ha trasformato Parigi nel nuovo laboratorio del campo largo delle destre. «Il voto utile a destra è il voto per me! Tendo la mano a tutti i candidati di destra, sia che domenica arrivi prima o seconda. A Parigi, la destra può vincere solo se unita», ha detto Knafo, che è accreditata al 13,5% dei voti: numeri sufficienti per qualificarsi al secondo turno, dato che la soglia di sbarramento è al 10. Dati, ministra delle Cultura uscente ed ex star del sarkozysmo, sogna di interrompere venticinque anni di dominio socialista Delanoë-Hidalgo, battendo il candidato della gauche Emmanuel Grégoire, ma per farlo potrebbe essere costretta a unire le forze con Knafo, la nuova stella della destra francese. 

I Repubblicani (Lr) e il Partito Socialista (Ps), le due formazioni in forte calo a livello nazionale, in crisi di idee e di leadership, continuano a reggere a livello locale: governano il 48% delle città con più di 30mila abitanti e quasi il 94% delle città più importanti. Ma il forte desiderio di cambiamento nel Paese – un sondaggio pubblicato dall’istituto Ifop dà i due partiti che si trovano alle estremità dell’Assemblea nazionale, il Rassemblement national (Rn) a destra e la France insoumise (Lfi) a sinistra, finalisti delle presidenziali del 2027 – potrebbe generare alcune sorprese. I riflettori, in particolare, sono puntati su Marsiglia e Tolone, i due grandi porti del Mediterraneo, dove i candidati di Rn, rispettivamente Franck Allisio e Laure Lavalette, sono dati testa a testa con i rivali della sinistra.

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