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Mediterraneo, "Jupiter segue Arctic Metagaz": la manovra russa

di Roberto Tortora venerdì 20 marzo 2026

2' di lettura

Una nave alla deriva, carica di gas liquido e con i sistemi criogenici fuori uso, vaga nel Mediterraneo centrale, mentre i governi si rimpallano responsabilità e Mosca osserva seguendo la nave con la Jupiter, una petroliera che si tiene a distanza di sicurezza. È lo scenario – come racconta Il Foglio - che offre senza mezzi termini una “bomba a orologeria pronta a esplodere” a poche centinaia di chilometri dalle coste italiane. La nave in questione si chiama Arctic Metagaz, 280 metri di lunghezza, colpita il 3 marzo da “droni marittimi e aerei in acque neutrali”, secondo la versione del ministero degli Esteri russo. 

Da allora il gigante galleggiante, con lo scafo danneggiato e l’equipaggio rifugiato a Bengasi, si muove in balìa di correnti e venti, con il gas mantenuto a temperature non più controllate. Un potenziale disastro ambientale e industriale che sfiora infrastrutture vitali per l’Italia. Il relitto è passato vicino a Malta, ha sfiorato Lampedusa e Linosa e ora si trova a decine di miglia dal gasdotto Greenstream, da cui passa circa il 5 per cento del gas che arriva nel nostro paese. “Visti i rischi ambientali e per le infrastrutture, l’interesse dei russi è che qualcosa vada storto per accusare gli ucraini del disastro”, spiega al Foglio una fonte libica. Nel frattempo, a Roma si cerca di minimizzare.

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La Protezione civile fa sapere: “La nave è sempre stata nella zona sar maltese, quindi non è nostra responsabilità, ma abbiamo ricevuto una dichiarazione di interesse da parte dell’armatore della nave per la messa in sicurezza e lo smaltimento”. Tradotto: per ora non si muove nulla. Sul fondo della vicenda naviga la guerra segreta tra Mosca e Kyiv, combattuta anche in Libia. Secondo alcune fonti, i droni che hanno colpito la gasiera sarebbero partiti dalla Tripolitania, dove la presenza ucraina è attiva da anni in funzione anti-russa. Da qui una spirale di accuse, fake news e operazioni di propaganda che ha trasformato la crisi della nave in un tassello del confronto globale tra Cremlino e Ucraina. Il rischio, però, è che, mentre i due fronti si scambiano colpi bassi, l’Europa e l’Italia si ritrovino a gestire da sole le conseguenze di un’esplosione o di una perdita di gas nel cuore del Mediterraneo. Una crisi energetica e ambientale che, questa volta, non arriverebbe da lontano, ma esploderebbe letteralmente davanti a casa nostra.

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