È il destino di ogni dittatore che prende il potere con la forza e la conserva con la paura: il terrore di subire un attentato. Vladimir Putin ha di fatto bloccato la Russia - e la sua economia - perché teme un'operazione esterna che possa avere come bersaglio proprio la sua persona. Questo si traduce nel blocco totale di Internet nella capitale russa, che non è proprio una cittadina dato che conta la bellezza di 13 milioni di abitanti.
In questo momento i cittadini non possono avere accesso ad applicazioni di messaggistica ritenute poco controllabili, come WhatsApp e Telegram, o a piattaforme social come YouTube. Ma non finisce qui. Il blocco voluto da Vladimir Putin si estende anche ai pagamenti elettronici con Pos e a tutti quei sistemi di consegna tramite app come un taxi o un servizio di trasporto. Il tutto a causa di non meglio precisate "ragioni di sicurezza" e per una durata di cui, al momento, non si sa niente.
Certo, Putin è sempre stato noto per aver applicato sistemi pensati per garantire la sua sicurezza. Ma nelle ultime settimane sembra che la sua ossessione sia diventata del tutto insostenibile. E il motivo potrebbe celarsi osservando quanto sta accadendo in Medio oriente. Pare infatti che lo zar sia rimasto impressionato dalla facilità mostrata dall'esercito americano e dall'Idf nel servirsi della rete mobile locale di Teheran per uccidere leader come la Guida suprema Ali Khamenei o il segretario del Consiglio di sicurezza Ali Larijani, dopo averne tracciato i movimenti.
Lo zar, però, non teme soltanto per la propria vita. A spaventare Putin ci sono anche le prossime elezioni federali per la Duma previste per il 19-20 settembre. Naturalmente non saranno regolari, ma il Cremlino teme ingerenze dall'esterno. Perciò ha già attivato la macchina della manipolazione. Come? Mettendo Internet sotto stretto controllo. Come spiega il Corriere della Sera, sarà permesso l’accesso solo a una "lista bianca" di siti web consultabili e saranno proibiti tutti quelli che non sono espressamente autorizzati.