barche pro-Pal ci sono, «più di cento», esultano gli organizzatori. E però – è un dettaglio – non si trova chi le piloti: tra le ipotesi, ma rimangono tali, c’è che chi se ne intende abbia da fare, addirittura un lavoro. Ma è pure possibile che chi è capace di pilotarle non voglia violare il diritto internazionale entrando in acque territoriali, in questo caso israeliane, senza autorizzazione: la conseguenza minore sarebbe il ritiro della patente nautica. Da giorni, via social e Telegram, i capi della seconda tragicomica Flotilla lanciano appelli: «Abbiamo bisogno di capitani», e vabbè, c’è tempo, tanto «la più grande missione contro Israele e il genocidio» - è contro quasi tutto l’occidente isole comprese – parte tra undici giorni, il 12 aprile dal Moll de la Fusta di Barcellona, come la crociera estiva dell’anno scorso. Intanto ai pasdaran della tintarella suggeriamo Capitani Coraggiosi, Capitan Harlock, Capitan Fracassa, Capitan Nemo, il collega Achab, Capitan Uncino con Spugna ma non Campanellino (troppo succinta per gli adepti del profeta), niente Capitan America perché è trumpiano, Capitan Tsubasa non c’entra perché a dispetto del nome è la versione giapponese di Holly di “Holly e Benji” quindi non solca il mare ma i campi da calcio, ma Capitan Findus c’è, il problema è che a differenza dei flottanti con kefiah e infradito deve sgobbare ed è impegnato a pescare merluzzi.
Attenzione, non mancano solo i capitani, manca tutto tranne le scatolette di tonno destinate a Gaza e che l’altra volta, in nome dell’emergenza umanitaria, sono state lasciate navigare in cambusa, pinne islamiche. Sul profilo Instagram “Catalunya_globalsumud” c’è scritto che scarseggiano infermieri, addetti alla sicurezza, al cibo e alle bevande, ma soprattutto «esperti di trasporti». «Abbiamo bisogno delle tue mani!», una sorta di “I want you” ma- nostra immaginazione - con Greta Thunberg al posto dello Zio Sam, solo con meno barba. Sulla stessa pagina di Instagram c’è un modulo per autocandidarsi (non a fare lo Zio Sam), sennonché gli aspiranti lamentano che il link non funziona. Eppure i catalani della Flotilla fanno le cose sul serio: «L’11 e 12 aprile organizziamo gli eventi di partenza al Wood Pier di Barcellona, e per renderlo possibile abbiamo bisogno di volontari». Il 12 aprile, lo ricordiamo, i flottanti prendono il mare. «Tutti sul ponte!», esortano gli organizzatori, e a noi beffardamente viene in mente il Marchese Conte Barambani – capo della Megaditta – che dalla sommità del suo yatch grida a Fantozzi: «Cazzi quella gomena!». «E cazzi!», lo sprona Filini, «sennò s’incazza!». Fantozzi indossa un cappello bianco da pescatore. Filini una coppola blu col pompon rosso. Sul sito della Global Sumud Flotilla poi, nell’apposita sezione, leggiamo che mancano marinai e tecnici navali; due operatori della logistica; un avvocato; un altro disposto a passare il tempo col “comitato palestinese” e sedici comunicatori tra cui videomaker, fotografi e social media manager, perché va bene che a bordo ci saranno diversi parlamentari (si annunciano nutrite soprattutto le pattuglie dem e della Bonelli&Fratoianni) ma per 100mila euro all’anno mica possono fare pure le riprese per tutti. Mancano anche i soldi, o quantomeno sono irrisori quelli raccolti ufficialmente sul sito, per ora 375mila euro, e come Libero ha spiegato già un paio di settimane fa ne servono 250-260mila solo per il carburante: abbiamo fatto i calcoli prendendo in considerazione velieri di 13 metri da 50-60 cavalli, le 1.600 miglia che separano Barcellona da Cipro (senza tenere conto dello zigzagare per il Mediterraneo), 270 ore di viaggio e 1.300 litri al costo di 1.80-2 euro per litro di gasolio marino.
Poi ci sono le spese perla manutenzione, il personale, le assicurazioni. Al termine della precedente gita, sollecitati da una parte dell’opinione pubblica (la parte non di sinistra), i responsabili della Flotilla avevano informato di aver raccolto oltre 3milioni per la spedizione, di cui non avevano reso l’elenco dei partecipanti, e vedremo stavolta. Intanto in Tunisia restano in carcere, accusati di frode, riciclaggio e uso improprio dei proventi delle donazioni, sette attivisti della Maghreb Sumud Flotilla tra cui i vertici, su tutti Wael Naouar, il quale ha partecipato al funerale di Nasrallah, l’ex capo di Hezbollah. Alle esequie c’era anche il brasiliano Thiago Àvila, uno dei simboli della Flotilla precedente e prossima ventura. Àvila, per l’occasione, si è fatto una foto sorridente con la palestinese Leila Khaled, protagonista di due dirottamenti di aerei di linea tra il ‘69 e il ’70. Abbiamo colpevolmente dimenticato il Capitano mio Capitano.




