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Il Pakistan crocevia del mondo islamico e alleato degli Usa: è qui che si tratta

Ha la bomba atomica e conta 252 milioni di abitanti Dopo tre guerre contro l’India, ha fatto un patto con la Cina e ora è la sede degli incontri per la pace
di Maurizio Stefanini sabato 11 aprile 2026

4' di lettura

Riapertura di Hormuz. Un piano per il nucleare civile iraniano. Mettere in sicurezza il Medio Oriente. Giorgia Meloni e Shehbaz Sharif, primi ministri di Italia e Pakistan, si sono trovati d’accordo, nella telefonata di giovedì sera, sugli elementi fondamentali della trattativa fra Stati Uniti e Iran. Meloni ha espresso forte apprezzamento per l’impegno di Islamabad, protagonista a sorpresa della mediazione. Il Pakistan con i suoi 252 milioni di abitanti su 796.096 Km2 è il 35° Paese al mondo per estensione, ma il quinto per popolazione, e il secondo islamico dopo l’Indonesia. Ma è l’unico Paese islamico con la bomba atomica, anche se in questo club è solo ottavo su nove membri, con 170 ordigni contro i 50 della Corea del Nord. Anche se quasi alla pari con i 172 dell’India.

Pakistan significa “Paese dei Puri”: un evidente sottinteso che gli “impuri” fossero gli indù, da cui si staccarono il 14 agosto del 1947, al momento dell'indipendenza dall’Impero Britannico. In particolare, la divisione del Punjab e del Bengala portò a una serie di violenti scontri, con un milione di morti; sette milioni di musulmani si trasferirono nel Pakistan e cinque milioni di indù e sikh emigrarono in India. Dal 28 ottobre 1947 al primo gennaio 1949 India e Pakistan furono poi in guerra per lo Jammu e Kashmir. Un’altra guerra tra India e Pakistan, sempre per la regione contesa, fu nel 1965. E una terza scoppiò nel 1971, quando l’India appoggiò la rivolta indipendentista del Bengala Orientale. Provincia inclusa nel Pakistan perché a maggioranza musulmana ma separata dal Pakistan Occidentale da 1600 km di territorio indiano, divenne così lo Stato indipendente del Bangladesh.

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A parte le tre guerre maggiori, India e Pakistan si sono poi sparati addosso in una serie di conflitti minori nel 1984, 1999, e anche nell’aprile del 2025. Fu il conflitto risolto con una mediazione di Trump per cui il governo pakistano propose il presidente Usa per il Nobel per la Pace. In Pakistan un 18,24% della popolazione è costituito da pashtun, e il loro è in pratica un pezzo di Afghanistan che il colonialismo inglese attaccò all’India, e che l’Afghanistan è spesso tornato a rivendicare. Anche ora con i Talebani, da cui la guerra tra Pakistan e Afghanistan che è iniziata il 21 febbraio, e va tuttora avanti. I beluci sono un altro 3,6% della popolazione, e stanno nell’altra provincia del Belucistan, che pur spopolata costituisce il 48% del territorio. C’è però un pezzo di Belucistan anche in Iran, dove c’è un movimento separatista armato, e questo favorisce invece rapporti amichevoli con Teheran, e in particolare a una collaborazione tra intelligence. Assieme al fatto che il 25% di pakistani sciiti rappresentano la seconda comunità sciita del mondo appunto dopo quella iraniana.

Bisogna poi ricordare che il Pakistan ha un rapporto storico di alleanza con gli Stati Uniti. Dal 1954 al 1977 fece parte della Seato, omologa della Nato in Asia Sud-Orientale, e anche dopo il suo scioglimento fornì la base da cui gli Usa appoggiarono gli insorti afghani durante l’invasione sovietica. Il rapporto si era appannato negli anni in cui il Pakistan ha ospitato una quantità di jihadisti a partire dallo stesso Osama Bin Laden, ucciso dalle forze speciali Usa nel suo territorio. Le relazioni erano state tese anche durante il primo mandato di Trump, che nel 2018 aveva definito il Pakistan un paese che in cambio di 33 miliardi di dollari di aiuti non aveva dato «altro che bugie e inganni». Ma ora si sono appianate alla grande. Per reazione a questo rapporto Usa-Pakistan l’India si alleò all'Urss, e per reazione alla reazione la Cina a sua volta divenne alleata del Pakistan. Questo rapporto dura, anche se l’ostilità tra Cina e Urss della parte finale della Guerra Fredda è stata sostituita dall’asse tra Xi e Putin.

C’è poi un asse con l’Arabia Saudita, che lo ha storicamente appoggiato come bastione islamico. Il rapporto fu rafforzato dalla collaborazione in appoggio agli insorti afghani, e il 17 settembre 2025 è culminato nella firma di uno Strategic Mutual Defence Agreement grazie al quale Riad può godere della protezione dell’ombrello nucleare pachistano. Questa alleanza non è stata ora invocata per gli attacchi iraniani sul territorio saudita, ma è un segnale che i sauditi hanno preferito mantenere aperto il canale diplomatico pakistano. Insomma, il Pakistan era l’unico Paese ad avere buoni rapporti con tutte le parti in causa – a parte Israele. Aveva inoltre il conflitto alle porte di casa, ed era uno strumento per permettere a Pechino, grande beneficiaria del petrolio iraniano, di influire. La Cina e il Pakistan hanno infatti lanciato congiuntamente l’iniziativa di pace in cinque punti.

Da ricordare anche che Teheran si appoggia ad Islamabad per mantenere attivi i canali diplomatici con Washington, dove l’Iran non ha un’ambasciata. C’è poi il rapporto di simpatia che si è stabilito tra Trump e il capo delle Forze armate pakistane, Asim Munir, che secondo Trump «conosce l’Iran meglio di chiunque altro». In visita a Washington a giugno 2025, Munir aveva definito «visionario» il presidente Trump, affermando che meritava di ricevere il Premio Nobel per la Pace. «È il mio feldmaresciallo preferito», aveva allora dichiarato Trump, definendo poi Munir anche «un grande combattente», «una figura di grande rilievo» e «un essere umano eccezionale».

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