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I castelli in aria di chi crede a una soluzione facile

di Mario Sechi domenica 19 aprile 2026

3' di lettura

Chi ha paura della pace in Iran? Tutti parlano della guerra, ma questa si definisce solo se viene misurata con il suo opposto, la pace. Non la temono gli Stati Uniti e Israele, gli unici che con la fine dei combattimenti rischiano di perdere il potere sono i pasdaran.

Il popolo iraniano ora conosce la rovina del khomeinismo, vive tra le macerie fumanti della rivoluzione islamica. La pace giusta, senza la minaccia nucleare, trasformerà le Guardie della Rivoluzione in un’organizzazione criminale senza più alcun patto di convivenza con gli iraniani. È su questo punto che l’ipotesi di una caduta del regime è una probabilità concreta, un fatto che ha un punto d’attacco e un orizzonte. I manifestanti che qualche mese fa hanno riempito le piazze non sono domati, decine di migliaia sono stati uccisi, la loro morte è la più grande accusa contro i rottami di un sistema criminale, ma è anche un moltiplicatore dell’odio per l’oppressore, è la condanna della teocrazia perché alimenta le ragioni della resistenza interna, mobilita la formazione della dissidenza, è l’inizio del cambio dello status quo. È questo lo scenario che temono i pasdaran, non a caso Israele sta spezzando i legami dell’Iran con i suoi vicini, Hezbollah in Libano è il cuore di questa strategia, colpire loro, liberare la politica di Beirut dal ricatto omicida è fondamentale per tagliare gli artigli ai miliziani sciiti, isolarli e bersagliarli dall’interno.

Questo spiega il gioco dell’elastico che l’Iran sta facendo nello Stretto di Hormuz: cercare di guadagnare tempo, tenere inchiodati Trump e Netanyahu a un negoziato senza fine. Non ci riusciranno. America e Israele hanno già pronti i piani per riprendere la campagna militare e colpire ancora più a fondo. Ogni giorno concesso a Teheran è contro la pace. In questo quadro l’Europa si muove nel buio strategico, non ha una linea. Sta provando a rientrare in partita dopo il vertice di Francia, Germania, Regno Unito e Italia a Parigi, ma è in grave difficoltà, al netto dei problemi interni di ciascun Paese, c’è un vizio di fondo, la lettura sbagliata dello scenario, il deficit culturale e la presenza nei nostri parlamenti, nei media e nell’opinione pubblica di un anti-americanismo che si è saldato con l’islamismo jihadista della guerra santa e l’antisemitismo.

Il dibattito su questo tema in Italia è finito in un vicolo cieco, la pace a tutti i costi (anche quelli che non possiamo sostenere) si è trasformata in un’utopia paralizzante che chiude gli spazi di manovra della politica. Il governo è in una fase di rapporti tesi con gli Stati Uniti (con Trump ci sarà l’occasione per riannodare i fili) ma, se guardiamo a sinistra, il panorama è quello di una terra desolata. Il campo largo oggi (e domani) a Palazzo Chigi sarebbe una tragedia nazionale con esiti geopolitici catastrofici. Ieri Angelo Bonelli ha detto che nessuna missione a Hormuz sarà mai autorizzata dal suo partito nel Parlamento italiano senza un mandato dell’Onu, cioè di un organismo internazionale in agonia, dove Russia e Cina hanno bloccato nel Consiglio di Sicurezza un tentativo di risoluzione del Bahrain per liberare la navigazione nel Golfo. Nel Palazzo di Vetro contro l’Iran non passa niente perché c’è il veto di Pechino e Mosca, i veri signori della guerra.
Quando si parla di programma, di fatti concreti, le sfide della contemporaneità evaporano, vengono affrontate con argomenti che sono frutto del degrado ignorante dell’arsenale ideologico delle sinistre degli anni Settanta e Ottanta. Il qualunquismo pieno di chimere di Giuseppe Conte si sposa con i sogni infantili di Elly Schlein che ieri ha proposto la soluzione a cui nessuno di noi aveva pensato: una grande manifestazione mondiale per la pace. Manifestiamo, cribbio, così i pasdaran consegneranno l’uranio, rinunceranno alla bomba atomica e lasceranno a Israele il suo diritto di esistere. Chi non vuole la pace costruisce castelli in aria. L’alternativa della sinistra alla realtà è la fuga a gambe levate nell’utopia, l’allontanamento dall’Occidente per andare a finire tra le braccia dei nemici della nostra libertà.

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