CATEGORIE

L’osceno paragone col 7 ottobre di chi è stato subito rispedito a casa

Il racconto del "rapimento" fa parte del tentativo degli attivisti di mettersi sullo stesso piano dei ragazzi ebrei catturati e torturati da Hamas. Molti dei quali non torneranno
di Fausto Carioti venerdì 22 maggio 2026

3' di lettura

Dopo «Israele Stato nazista», Benjamin Netanyahu come Adolf Hitler e la stella di David come la svastica, l’immaginario del piccolo antisionista e antisemita italiano si è arricchito di una nuova suggestione: gli attivisti della Flotilla fermati e rispediti indietro da Israele sono come i ragazzi ebrei rapiti, torturati e stuprati da Hamas. Sul palcoscenico del vittimismo vince chi lamenta di aver subito l’ingiustizia più grande, il trattamento più atroce, e iflotilleri non vogliono essere secondi agli israeliani sequestrati il 7 ottobre. Del resto, se sedicenti «partigiani» possono cacciare dal corteo del 25 aprile i rappresentanti della Brigata ebraica, e la folla attorno a loro applaude e nessuno s’indigna, significa che ormai in quella vasta area della sinistra vale tutto. Ogni iperbole è ammessa, anche la più indecente. Il pentastellato Dario Carotenuto ha tracciato il solco.

È stato lui, imbarcato verso Gaza e fermato dalla Marina israeliana, a paragonare la situazione sua e degli altri a quella degli ostaggi di Hamas. Ma è un solco che difendono in tanti. «Sono stati rapiti in modo illegale con un atto di terrorismo internazionale», accusa il leader di Avs Nicola Fratoianni. «Stesi a terra, legati, picchiati, torturati, umiliati dopo essere stati rapiti in acque internazionali», dice il senatore del M5S Marco Croatti. Denuncia «il rapimento di nostri concittadini in acque internazionali e le sevizie a cui sono stati sottoposti» Andrea De Maria, deputato del Pd. Parole scelte con cura, eppure non c’è nessun rapimento. Si tratta di un fermo, ed è la parola che ha usato Sergio Mattarella quando ha condannato ciò che ha fatto il ministro Ben-Gvir: «Un trattamento incivile inflitto a persone fermate illegalmente». La differenza è enorme: i fermati, se non hanno legami diretti con Hamas, sono subito rimandati indietro, come è successo a Carotenuto e prima di lui a Greta Thunberg e a tanti altri. Salpati alla ricerca di quella notorietà che Israele non nega a nessuno: chi prova a varcare il blocco navale (che il governo di Gerusalemme considera legittimato da un rapporto Onu di quindici anni fa) viene fermato e rispedito allo Stato da cui proviene.

È ciò che Israele promette di fare a tutti quelli che ci provano ed è ciò che Israele fa, regalando un quarto d’ora di celebrità persino a un Carotenuto. Ma «fermati» non funziona dal punto di vista propagandistico, non ti rende vittima quanto basta e non sorregge l’equazione per cui Israele è uguale ad Hamas. Si proclamano «rapiti», allora, per ingigantire le loro sofferenze e togliere alle vittime del 7 ottobre anche il riconoscimento di aver pagato il prezzo più alto. Stanno tornando tutti, ovviamente. Sedici italiani sono partiti ieri sera dall’aeroporto di Istanbul per l’Italia, gli ultimi dodici seguiranno presto. Ognuno con la sua storia di patimento estremo da raccontare. È già atterrato a Roma Carotenuto, e subito ha fatto sapere di aver vissuto lì «i secondi più lunghi» della sua vita. Non torneranno, invece, 85 dei rapiti (loro sì, davvero) da Hamas il 7 ottobre 2023, ai quali Carotenuto e compagni si paragonano. E anche chi ha avuto la fortuna di tornare ha vissuto esperienze peggiori dell’essere identificato con un numero o «messo in posizioni scomodissime con le mani legate» (sempre dal racconto del deputato contiano). Qualche testimonianza, per avere un’idea di quell’inferno. Renana Eitan, responsabile del reparto psichiatria del centro medico Ichilov: «La maggior parte degli ostaggi israeliani che sono stati rilasciati a novembre ha subito abusi fisici e mentali molto gravi. Tra i quattordici che abbiamo curato, nove hanno meno di 18 anni e due meno di 10. (...) Tutti gli ostaggi che abbiamo avuto in cura hanno subito direttamente o hanno assistito ad abusi sessuali. Anche i bambini piccoli hanno assistito ad abusi sessuali. La maggior parte di loro ha bisogno di cure a lungo termine per i traumi subiti». Aviva Siegel, rapita nel kibbutz Kfar Aza e liberata dopo 51 giorni di prigionia: «I terroristi hanno trasformato le ragazze nelle loro bambole, con cui possono fare quello che vogliono. Anche ai ragazzi toccano queste cose: non possono rimanere incinti, ma ci passano anche loro» (il resto, per chi ha lo stomaco, è ne Il libro nero di Hamas, di Carlo Panella).

tag

Ti potrebbero interessare

Lo schiaffo dei compagni al Nobel anti-Maduro

Non bastavano le diatribe sulle cittadinanze concesse iure soli e iure sanguinis ad avvelenare due visioni della vita re...
Fausto Carioti

Principe Andrea indagato per reati sessuali. Ombre pure sulla Regina Elisabetta

La polizia britannica sta indagando su Andrew Mountbatten-Windsor per potenziali reati sessuali. Gli inquirenti, secondo...

Flotilla, il video della ministra Miri Regev: "Arrivati ubriachi e drogati", esplode un altro caso

Dopo Atamar Ben Gvir, dal governo di Israele arriva un nuovo attacco video agli attivisti pro-Pal della Global Sumud Flo...

Maldive, 43 anni fa la morte di Anna Maria: il precedente spaventoso

Non è la prima volta che il mare delle Maldive si rivela fatale. Era già successo esattamente 43 anni fa. ...