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Zapatero, lo scandalo scuote la Spagna: cosa nascondeva nella cassaforte

di Dario Mazzocchi martedì 26 maggio 2026

3' di lettura

Oltre cento oggetti di valore, tra cui 41 paia di orecchini, 15 collane, una decina di braccialetti e un’altra quarantina di articoli di lusso: è quanto ha trovato la polizia spagnola in una cassaforte all’interno dell’ufficio di José Luis Rodríguez Zapatero. La perquisizione rientra nelle indagini avviate dopo che una settimana fa l’Alta corte nazionale ha individuato nell’ex primo ministro spagnolo ed ex leader del Partito socialista iberico il punto di riferimento di «una struttura stabile e gerarchica di traffico di influenze».

I gioielli erano custoditi in una cassaforte nascosta: a individuarla sono stati gli agenti dell’Unità per la criminalità economica e fiscale (Udef) durante il sopralluogo nelle prime ore di martedì scorso nell'ufficio di Zapatero – che sorge di fronte alla sede del Partito socialista di Calle Ferraz, a Madrid –: il rendiconto è stato riportato nel fascicolo giudiziario a cui hanno avuto accesso alcuni giornalisti. Nel corso della perquisizione sono stati sequestrati anche dei documenti, tra cui una cartella denominata «Análisis Relevante» (analisi rilevante), agende archiviate con la dicitura «Presidente Zapatero» che vanno dal 2020 al 2025, diversi hard disk e chiavette usb.

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Era presente, nel momento in cui sono intervenute le forze dell'ordine, la segretaria dell'ex capo del governo, Gertrudis Alcázar, che ha dichiarato che la cassaforte appartiene all'abitazione familiare e che quanto rinvenuto al suo interno fa parte dell’eredità che spetta a Sonsoles Espinosa, moglie di Zapatero, a cui si aggiungono «regali ricevuti dalla coppia durante diversi viaggi». Alcuni dei gioielli in mano agli agenti sono stati indossati dalla consorte in occasioni pubbliche. L'intera indagine che coinvolge Zapatero è legata al salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra, con un intervento di 53 milioni di euro stanziato dal governo del premier spagnolo in carica, Pedro Sánchez, durante la pandemia di Covid-19.

Secondo le 85 pagine redatte da José Luis Calama, giudice dell’Alta corte, Zapatero sarebbe stato il regista occulto dell’operazione perché i dirigenti della compagnia – tra cui alcuni di nazionalità venezuelana e rappresentanti del regime di Maduro, visto che la Plus Ultra operava tra la Spagna e il Paese sudamericano – potessero accedere agli aiuti economici al di fuori dei canali ordinari.

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Sánchez ieri ha espresso alla stampa la sua tranquillità in merito: fermato dai cronisti al termine della presentazione del Piano sociale per il clima nella capitale spagnola, ha risposto «sì, certo» a chi gli chiedeva se si sentisse tranquillo, dato che il via libera al salvataggio della Plus Ultra è arrivato dal suo esecutivo.

I partiti che appoggiano esternamente il governo socialista hanno invece manifestato malcontento per le notizie emerse negli ultimi giorni. Tra i più preoccupati e critici vi è il Partito nazionalista basco: il leader Aitor Esteban ha dichiarato che sarebbe «irresponsabile» per Sánchez continuare a governare oltre il 2026 «senza una direzione, senza un bilancio, senza una maggioranza stabile». Allo stesso tempo ha negato qualsiasi appoggio a una mozione di sfiducia contro il premier guidata dal leader del Partito popolare, Alberto Núñez Feijóo.

Le ripercussioni del caso Zapatero scuotono però il mondo socialista: l’ex presidente del governo Felipe González, in carica dal 1982 al 1996, ha chiesto a Sánchez di indire elezioni anticipate e lo ha fatto pubblicamente ieri, in occasione di un incontro con degli imprenditori a Valencia. «Dovrebbero esserci elezioni quest’anno» ha replicato a una domanda sulle sorti dell'esecutivo dopo l'incriminazione di Zapatero. González, simbolo del dominio progressista post-franchista, ha suggerito ai Popolari di non presentare una mozione di sfiducia «perché smetteremmo di parlare di questo per parlare della mozione stessa»: in questo modo tutto il resto – intese come le indagini su Zapatero – finirebbe in secondo piano.

Agli antipodi politici rispetto a Zapatero, non ha fatto sconti con le sue parole: «Ci colpisce come Paese e ci colpisce come partito», ha proseguito González, «ha un costo reputazionale per tutti noi», lasciando intendere che alle elezioni anticipate i socialisti di Sánchez si troverebbero in forte difficoltà. Uno scandalo che potrebbe costare caro, come dei gioielli di valore.

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