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Con l'immigrazione fuori controllo ciò che è successo a Parigi può succedere anche in Italia

Salvini commenta i fatti d’Oltralpe: "Molti fermati sono ragazzi delle seconde generazioni". Ha ragione: il problema è proprio la mancata integrazione. Ma la sinistra nega la questione
di Pietro Senaldi lunedì 1 giugno 2026

3' di lettura

Troppo facile dire che Matteo Salvini insegue Roberto Vannacci, quando riflette amaro sulle conseguenze della vittoria della Champions League da parte del Paris Saint Germani: 780 arresti, un morto, centinaia di feriti, tra cui decine di agenti, incendi, saccheggi e devastazioni. Il leader della Lega dice semplicemente la verità: «Molti fermati sono ragazzi delle seconde generazioni, quelli ben integrati e che pagheranno le pensioni. Marine Le Pen e Jordan Bardella: l’anno prossimo toccherà a voi rimediare ai disastri di Emmanuel Macron e dei socialisti». Più che un’analisi polemica, è una constatazione della realtà, ma tanto basta per esporlo agli attacchi della nostra opposizione di strumentalizzare politicamente il disordine e il disagio degli immigrati. Stesse accuse che sono state mosse al vicepremier due settimane fa, quando un figlio di immigrati ha falciato la folla con l’automobile a Modena. Salvini parlò di integrazione fallita e di cittadinanze da revocare e si vide processato dalla sinistra, che gli ha ricordato che l’attentatore era italiano dalla nascita ed era un pazzo, non un terrorista islamico, anche se aveva colpito alla maniera di questi.

«Sinistra incosciente, ha sbagliato politica per decenni, praticando la dottrina dell’accoglienza indiscriminata», è la replica del vicepremier, ed è difficile dargli torto. «Il fanatismo islamico è un pericolo e chi tace su di esso ne è complice», è la sentenza lapidaria. Il punto, a Parigi come a Modena, non è la cittadinanza, ma la mancata integrazione. Un passaporto è un foglio di carta, non un pezzo d’anima: per i loro documenti, i teppisti del Psg sono francesi così come Salim El Koudri, stando alla sua carta d’identità, è italiano. Questo non toglie che i primi odino la Francia e chi è francese da generazioni prima di loro, così come il ragazzo marocchino di Ravarino odia noi e il nostro Paese. Riconoscerlo significa porre il problema e quindi le basi per risolverlo; ignorarlo vuol dire moltiplicarlo. Gli effetti già si vedono, anche qui e non solo nelle immense banlieue d’Oltralpe. La mancata integrazione dei figli degli immigrati sta disintegrando la generazione dei nostri figli. Anziché diventare italiani, sotto l’aspetto dei valori, dei modi e del livello d’istruzione loro, diventano dei maranza i nostri.

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Ce lo dice la cronaca: girano con il coltello, massacrano di botte in strada gli adulti che chiedono loro di non compiere atti di vandalismo. Il nostro Paese sta già cambiando, la Francia è solo più avanti di noi perché, da ex potenza coloniale, ha avuto più immigrati e sono arrivati prima. È più probabile che l’Italia diventi un suk piuttosto che i nuovi italiani si integrino. È quello che ha descritto più di dieci anni fa il genio transalpino Michel Houellebecq nel suo romanzo “Sottomissione”, nel quale racconta lo scivolamento del suo Paese in una società islamica, dove la conversione dei cristiani ad Allah finisce per diventare finanche un’opportunità sociale e professionale.

Proprio l’esempio francese dimostra che le parole di Salvini sono un monito, non una provocazione. Parigi ha pensato di risolvere il problema dell’integrazione con la strategia dell’assimilazione repubblicana: chi arriva Oltralpe deve aderire ai valori della nazione e diventare francese. Solo che la Francia è diventata un Paese nichilista, il suo laicismo spinto ne ha svuotato l’identità e ormai essa non ha più nulla da offrire a chi arriva: non esempi, non punti di riferimento, non benessere e integrazione, visto che l’accelerazione e i cambiamenti economici rallentano, quando non bloccano l’ascensore sociale.

La sinistra italiana sta commettendo tutti gli errori della Francia, senza neppure averne la tradizione patriottica: nega il problema, non difende l’italianità, non offre punti di riferimento, indebolisce l’autorità educativa, vuole includere ma ghettizza. Lo storico e politologo Ernesto Galli della Loggia ha più volte detto che l’integrazione richiede reciprocità e non solo accoglienza, e che la mancata difesa dei nostri valori rende impossibile la creazione di una cultura condivisa. Se in Italia oggi lo dicono solo Fratelli d’Italia, Salvini e Vannacci non è un problema loro, ma della sinistra, che anziché dargli ragione li attacca.

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