Il Papa ha visitato la Spagna, che fu invasa dai musulmani nel 711 d.C. ed è stata per otto secoli sotto il dominio islamico, e lì ha esaltato il dialogo fra cristiani e musulmani di quell’epoca. È ovvio che ci siano stati rapporti, ma restavano sempre invasori e invasi. Leone XIV, il cui Stato vaticano è circondato da alte mura che impediscono ogni ingresso illegale, ha poi aggiunto che i popoli occidentali devono fare a meno dei muri: «la sicurezza, che troppo spesso ci illudiamo venga dalle armi e dai muri, matura piuttosto nell'imparare a fare strada con l'altro, a crescere insieme, fianco a fianco».
Tutto questo in un Paese che, dopo otto secoli di dominio musulmano, ha riconquistato la sua libertà solo con le armi, con quella Reconquista che si concluse nel 1492 e che rappresenta la sua epopea nazionale.
Senza di essa la Spagna sarebbe oggi islamica: un’appendice del Marocco. Molti spagnoli sono rimasti sconcertati dalle parole del Pontefice, non ritrovando in esse quella Chiesa che, per secoli, con diversi Papi, sostenne attivamente la liberazione, cioè riconquista cristiana, sia dal punto di vista culturale e religioso che pratico, finanziario e militare.
Alla base delle parole di Leone c’è una memoria storica superficiale? Più probabilmente c’è un’ideologia multiculturale che ritiene un bene, per i popoli europei, perdere la propria identità. Il dilagare dell’immigrazione islamica, con la progressiva islamizzazione dell’Europa, non sembra preoccuparlo.
Infatti Leone XIV in Spagna, all’opposto di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, ha messo in guardia dalla difesa della propria identità (ha parlato di pericoloso “approccio identitario”). Tutte le ideologie della dissoluzione dell’Occidente ripetono il mantra anti-identitario che ovviamente vale solo per noi occidentali, non per i nuovi arrivati: le loro culture e i loro costumi, secondo il pensiero woke, devono perdurare. Alla fine prevarranno su nazioni che hanno buttato al macero la propria identità.
Le invasioni musulmane, storicamente, sono cominciate anche dalla debolezza identitaria dei Paesi invasi. E sono state fermate da popoli certi della propria identità, con un’opposizione risoluta e armata (anche dei Papi): a Vienna e a Lepanto. Ma l’Islam è comunque arrivato ai Balcani e ha occupato la Sicilia per 264 anni, dall’827 al 1091. Finché l’isola fu liberata dai Normanni con il sostegno e la benedizione del Papa Niccolò II.
Nel libro L’Europa prima delle crociate (Ares), Alberto Leoni ricostruisce l’invasione della penisola iberica: partì dalle divisioni politiche fra i capi Goti. Pare che sia stato il governatore di Ceuta che per primo fece trasportare guerrieri berberi di là dallo stretto. Poi i musulmani dilagarono anche grazie alla complicità di nobili visigoti. In sei anni presero tutto eccetto la fascia del Nord.
Dal 720 i musulmani varcarono i Pirenei e conquistarono il meridione francese. Puntavano al nord, ma a Tours e Poitiers furono sbaragliati dai Franchi di Carlo Martello. Iniziava la dinastia carolingia e con essa l’alba del Sacro Romano Impero. I musulmani si ritirarono dietro ai Pirenei. La liberazione completa della penisola iberica era cominciata dal piccolo regno cristiano del nord della Spagna che, con Pelayo, aveva resistito ai musulmani in nome della fede cristiana. Ci vollero poi secoli per liberare tutta la penisola. L’Islam non è cambiato. Il mondo cristiano sì. L’Europa, in parte, ha perso la sua fede e la Chiesa, da qualche anno, ha guide inadeguate o poco consapevoli.
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