La Germania è in guerra contro la Russia. Almeno, questo è il titolo che campeggia in copertina sull’ultimo numero di Der Spiegel: "Unser Krieg gegen Russland", cioè la nostra guerra contro la Russia. In piccolo, il sottotitolo precisa che ricorre l’anniversario dell’Operazione Barbarossa, quando 85 anni fa la Germania nazista attaccò l’Unione Sovietica di Josip Stalin e l’esercito commise crimini di guerra.
Il settimanale gioca sull’equivoco. Alla prima occhiata il lettore pensa all’attualità, in un clima in cui si moltiplicano gli allarmi su una possibile minaccia russa contro la Germania e la NATO. Nel dibattito pubblico si insiste sul riarmo e sull’ipotesi che la Russia possa attaccare entro il 2029.
L’articolo interno, poi, ripercorre le stragi commesse dalla Wehrmacht, ricordando che i responsabili non furono solo le SS. Nulla di davvero nuovo, osservano alcuni storici: già negli anni Novanta l’Institut für Sozialforschung aveva denunciato i crimini dell’esercito tedesco tra il 1941 e il 1944 con una mostra itinerante, tra proteste e polemiche nella Germania appena riunificata. Il principio resta quello della memoria e della responsabilità individuale, in un Paese dove oltre il 90% della popolazione è nato dopo la guerra.
Ma oggi il dibattito si intreccia con la politica contemporanea e con l’ascesa dell’Alternative für Deutschland (AfD), primo nei sondaggi e al centro delle tensioni interne. Da maggio il sito del magazine apre spesso con la domanda: "War ihr Opa in der SS?”, cioè “Vostro nonno era nelle SS?”.
Un interrogativo che punta a scavare nel passato familiare dei tedeschi. Intanto la Germania discute anche di difesa e deterrenza nucleare, mentre il governo di Friedrich Merz affronta pressioni crescenti sul riarmo e sulla sicurezza europea. Il ministro della Difesa Boris Pistorius parla di nuove responsabilità, ma i giovani mostrano scarso entusiasmo: secondo i sondaggi, il 67% non sarebbe disposto a combattere. Tra memoria storica, timori di guerra e trasformazioni sociali, la Germania sembra vivere un ritorno costante al proprio passato.