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A Cambridge è tutto da rifare

Università inglesi in crisi dopo lo scandalo del prof con curriculum falso
di Lavinia Orefici sabato 8 agosto 2026

2' di lettura

Come è stato possibile che l’università di Cambridge, uno dei più prestigiosi atenei al mondo, abbia nominato Jason Arday professore di sociologia? Quello che è accaduto nel celebre istituto del Regno Unito è solo la punta dell’iceberg di un sistema britannico che sacrificherebbe il merito sull’altare dell’inclusione e della diversità? Sono alcune delle domande che stanno circolando intorno allo scandalo sulla nomina di Jason Arday, docente accusato di plagio, con molte ombre e altrettante incongruenze nel curriculum, che mercoledì scorso ha presentato le dimissioni dopo la decisione dell’università di avviare un’indagine interna sulle sue vere competenze. Cambridge aveva sempre difeso a spada tratta la scelta di arruolare tra le prestigiose fila dei suoi insegnanti Jason Arday. A marzo del 2023 il neo professore era diventato l’uomo-immagine dell’università.

Per rispettare la quota riservata alle minoranze nel corpo docente, nel 2019 l’ateneo aveva fissato nuove linee guida che invitavano a valutare in particolare le candidature di neri, asiatici, minoranze etniche (BAME) e persone con disabilità. Arday fu scelto tra quattro candidati. A 37 anni era stato nominato il più giovane professore di colore nella storia di Cambridge. Ma a maggio del 2023 due docenti di altre università sollevarono i primi dubbi sull’autenticità dei testi prodotti da Arday. Lo dissero alla preside e Arday decise di rimuovere il lavoro incriminato da internet. Altri due studenti, invece, rivelarono al Telegraph di essere stati accusati di razzismo dall’ateneo per essersi lamentati del professor Arday che ritenevano molto superficiale come supervisore.

Infine nel 2025 un giornalista di Times Higher Education, Jack Grove, che stava indagando sul presunto plagio della tesi del dottorato di Arday è stato accusato di molestie da quest’ultimo. Il politically correct imperante ha impedito per tutto questo tempo di capire che la verità poteva essere altrove. Piuttosto che rinnegare una decisione presa e sbandierata a destra e a sinistra in nome di un’equità lontana dal merito, l’ateneo ha preferito tirare dritto eclissando dubbi e allerte sulla versione di Arday. A farne le spese adesso però è proprio l’università che deve rivedere tutta la sua policy sulle competenze che la cultura woke non ha mai garantito.

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