Dipende sempre più da missili e droni il conflitto tra Russi e Ucraina. E gli scambi sempre più devastanti continuano. Gli ucraini rivendicano di avere colpito con droni una raffineria nel Tatarstan: a Nizhnekamsk, importante centro industriale russo situato circa ottocento chilometri a est di Mosca. «Crimine di guerra», tuona Mosca sui 13 morti, tra cui un bambino. Cinque morti ci sono stati anche per l'attacco di droni ucraini su Belgorod, mentre ha fatto 14 feriti un raid russo su Odessa, e ci sono stati altri cinque morti per gli attacchi russi nel Kharkiv. Gli ucraini sono sempre più devastanti, ma lamentano di non avere abbastanza Patriot per la difesa. E qua ci sono due problemi. Da una parte, le munizioni servono direttamente agli Stati Uniti, che nello scontro con l’Iran ne sono rimasti a corto. Dall'altra produttori Usa come Lockheed Martin e Raytheon sono preoccupati di trasferire a Kiev proprietà intellettuali e tecnologie per cui l'industria ucraina possa diventare una temibile concorrente: migliorando il sistema Patriot e producendolo su larga scala, più velocemente e a un prezzo molto inferiore rispetto alle linee di produzione esistenti negli Stati Uniti.
L’ASSISTENZA MILITARE
Superati quegli ostacoli, però, l’Ucraina dopo quattro anni di guerra, potrebbe trasformarsi da principale beneficiario dell’assistenza militare occidentale in un partner strategico degli Stati Uniti nella produzione di armamenti e nello sviluppo di nuove tecnologie per la difesa. È un’analisi che è stata pubblicata dalla rivista statunitense The Atlantic a firma Michael Weiss. Secondo lui, sarebbe addirittura Donald Trump in persona a vedere nell’Ucraina un alleato strategico per la produzione di droni e missili Patriot. Zelensky e Trump hanno discusso la questione durante l’incontro alla Casa Bianca del 28 luglio. Due giorni dopo, il presidente americano aveva invitato alla cautela sulla concessione della licenza, mentre l’8 agosto il leader ucraino ha affermato di aver raggiunto un accordo con Trump, pur in assenza di una conferma ufficiale da Washington.
Secondo The Atlantic, la posizione militare di Kiev è oggi più solida rispetto agli anni precedenti: appare «meno come un supplicante della Nato e più come una fonte inestimabile di tecnologia e know-how militare». L’analisi sottolinea in particolare l’espansione dell’industria ucraina dei droni. Oltre l’80% delle perdite nel conflitto russo-ucraino sarebbe ormai provocato da sistemi senza pilota, in larga parte prodotti dalla stessa Ucraina. Kiev ha inoltre autorizzato a luglio l’esportazione di armamenti e tecnologie per la difesa, anche perché la capacità produttiva nazionale supera in diversi comparti le risorse disponibili per acquistare l’intera produzione: secondo le stime riportate nell’articolo, tra il 40 e il 70% di alcune capacità industriali rimarrebbe inutilizzato. Zelensky ha stimato la produzione ucraina in circa 10 milioni di droni l’anno, contro circa 100mila negli Usa, mentre le aziende e le unità militari ucraine hanno maturato esperienza nell’adattamento di tecnologie commerciali e militari occidentali alle esigenze operative del conflitto.
LA DIPENDENZA DAGLI ALLEATI
The Atlantic cita anche l’interesse di imprese statunitensi per hardware e licenze sviluppati in Ucraina e ricorda che specialisti ucraini hanno fornito agli Stati Uniti competenze nel contrasto ai droni durante il conflitto con l’Iran. Resta però la forte dipendenza di Kiev dagli alleati nel settore della difesa antimissile. Zelensky avrebbe chiesto a Trump anche diverse centinaia di missili Patriot, ricevendo un rifiuto motivato dalle ridotte scorte statunitensi e dalle esigenze operative Usa in Medio Oriente. Una licenza per la produzione dei Patriot rappresenterebbe quindi una soluzione di lungo periodo e potrebbe creare una relazione industriale vantaggiosa anche per Washington, consentendo in prospettiva all’Ucraina di produrre sistemi destinati agli stessi Stati Uniti o ad altri alleati.