Se l'è presa comoda Pedro Sanchez, che, solo oggi, dopo più di un mese dall'invasione di migranti nell'exclave spagnola in Marocco, si è presentato in Parlamento per informare dei fatti. Davanti al Congresso dei Deputati, il primo ministro spagnolo ha negato il coinvolgimento del Marocco nella crisi, ha attaccato l'Europa - accusandola di non aver sostenuto a sufficienza la Spagna - e ha sostenuto che il suo governo non fosse in alcun modo a conoscenza di un arrivo massiccio di migranti. Un punto, quest'ultimo, smentito da due rapporti riservati rivelati da El Mundo. Ma andiamo con ordine.
In Parlamento Sanchez ha prima di tutto accusato "l'estrema destra" di aver diffuso diverse fake news sui social media alla vigilia dell'ondata migratoria. A sostengo di questa tesi, il leader socialista ha dichiarato che la Commissione europea "ha documentato la partecipazione di account e pubblicazioni collegati a ecosistemi informativi russi e filo-israeliani, ai quali si sono uniti anche alcuni esponenti dell'estrema destra internazionale e dell'estrema destra spagnola, che hanno approfittato della tragedia per fomentare paura e odio". Subito dopo ha chiesto un "maggiore impegno dell’Europa" e una "presenza permanente di Frontex" a Ceuta.
Il leader del Psoe ha anche confermato che il Re Felipe VI visiterà Ceuta e Melilla "nelle prossime settimane". Dopo la polemica dei giorni scorsi - quando il primo ministro aveva detto: "Regna da 20 anni e quante volte è andato a Ceuta e Melilla?" - Sanchez ha voluto nuovamente sottolineare come sia lui che i membri del governo si sono "assunti le proprie responsabilità" e hanno visitato Ceuta in diverse occasioni dall'inizio dell'ondata migratoria.
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Il primo ministro ha poi ribadito che non esistono "prove concrete" di un coinvolgimento delle autorità del Marocco nella crisi migratoria. Peccato che un rapporto della Polizia Nazionale affermi il contrario. Nel documento, filtrato in questi giorni, viene esattamente dimostrato come alcuni agenti di sicurezza marocchini abbiano avuto un ruolo centrale nell'ingresso di migranti a Ceuta.
Si arriva poi a una questione fondamentale: il governo spagnolo aveva gli elementi per prevedere, e dunque contenere, l'arrivo in massa dei migranti? Secondo Sanchez no. In Parlamento il primo ministro ha affermato che il governo non ha ricevuto "nessuna allerta e nessun avvertimento straordinario" nei giorni precedenti all'emergenza: "Abbiamo esaminato tutti i rapporti che sono stati inviati alle autorità e posso assicurarvi che nessuno di questi è andato oltre la descrizione dei dati, l'avvertimento di routine, e che nessuno di essi ha previsto né la portata né la probabilità di ciò che alla fine è accaduto".
Ed ecco che qui tornano utili i due rapporti riservati svelati da El Mundo. Secondo questi documenti, infatti, il governo spagnolo era a conoscenza di una possibile "entrata massiccia" di migranti e gli allarmi per un "rischio estremo di collasso" erano già scattati. Il primo avvertimento risale al 27 luglio e proviene dall'intelligence militare: il Regimiento 32 de Guerra Electrónica dell’Esercito segnalò al Centro de Inteligencia de las Fuerzas Armadas (CIFAS) che gli agenti marocchini impegnati sul confine avevano raccolto informazioni sulla possibilità di una massiccia ondata migratoria verso Ceuta tra la notte del 29 e quella del 30 luglio. La prospettiva di un "massiccio afflusso di migranti irregolari" veniva ritenuta "molto probabile". A poche ore dall'invasione è stato poi lanciato un altro allarme da parte del Centro Nacional de Inmigracion y Fronteras (CENIF), che parlava espressamente di ”rischio estremo di collasso” e di una minaccia con “carattere immediato”. Insomma, stando a questi rapporti, il governo di Sanchez aveva tutti gli elementi per bloccare l'arrivo dei migranti. C'è da capire perché abbia deciso di non farlo.