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New York era data per spacciata ma è tornata più forte di prima

Dalla finanza al turismo, la Grande Mela resta polo di attrazione globale
di Matteo Legnani sabato 12 settembre 2026

3' di lettura

Abitanti in fuga, valore degli immobili e turismo a picco, intere zone di Manhattan in stato di abbandono. Era questo lo scenario che un gruppo di ricercatori e storici aveva prefigurato per il futuro di New York pochi giorni dopo l’11 settembre di venticinque anni fa. Lisa Keller, che di quel gruppo di studiosi aveva fatto parte e che oggi è professoressa di storia presso lo State University of New York College, ammette dalle pagine del Washington Post che quelle previsioni funeste si sono rivelate del tutto sbagliate. E che, anzi, «la città negli ultimi due decenni abbondanti è rifiorita», diventando per la finanza, il turismo, la cultura e i trasporti un polo di attrazione globale ancora più potente di quanto lo fosse prima del crollo delle Torri Gemelle, che Al Qaeda abbatté perché simbolo più visibile di tutto ciò. Chiunque sia stato a New York negli ultimi anni avrà notato come sia proprio la parte meridionale di Manhattan, quella più colpita dagli attentati, a essere diventata più bella, glamour e fruibile. Lo stesso sito delle Torri è diventato sì un memoriale e un museo, ma anche una zona verde al cui centro spicca la gemma del One World Trade Center, la magnifica torre dalla cima della quale ogni giorno migliaia di turisti ammirano uno dei panorami più affascinanti del mondo.

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La stazione dei treni e della metro che si trovava sotto gli edifici, distrutta dal loro crollo, è stata ricostruita all’interno dell’Oculus, una grandiosa opera di design che al suo interno custodisce il più grande polo commerciale della Grande Mela. Poco più in là, l’ex Meatpacking District, che venticinque anni fa ospitava i grossisti di carne della città, è oggi un elegante quartiere di boutique, bar e ristoranti, dove ha preso sede anche il Whitney Museum, dopo aver trasferito la sua collezione d’arte contemporanea dalla vecchia sede di Downtown. Scesi gli scalini del museo, si possono salire quelli che portano alla Green Line, l’ex ferrovia merci sopraelevata, in stato di abbandono nel settembre 2001 e ora diventata un parco che si snoda per chilometri, tra hotel di design e condomini di lusso, fino ad Hudson Yards, nuovissimo polo residenziale e dello shopping cittadino.

A est del World Trade Center, l’apertura del “piano superiore” del Brooklyn Bridge ai pedoni e ai ciclisti ha reso vitale quella parte dell’isola anche dopo la campanella di chiusura della borsa. Pure la città verticale che gli attentatori hanno colpito ha conosciuto un nuovo slancio, non solo con il One World Trade Center, la torre costruita proprio come sfida a chi voleva “livellare” la metropoli, ma anche con gli eleganti grattacieli residenziali sul lato meridionale di Central Park, che hanno ridefinito lo skyline di Midtown come non avveniva dagli anni Ottanta. Roba da ricchi, ovviamente. E nessuna città al mondo ne ha di più, considerato che, secondo un dato fornito da The Source, la Grande Mela è la casa di 384.500 milionari e 66 miliardari e che la ricchezza complessiva degli abitanti della città supera i tre triliardi di dollari. Chi sta pagando l’eccezionale attrattività della Grande Mela è la classe media: il costo medio dell’affitto di un appartamento con una camera da letto a Manhattan viaggia sopra i 5.000 dollari al mese e anche quartieri come Brooklyn Heights e Park Slope sono oggi proibiti alla stragrande maggioranza dei newyorchesi. Ed è su questa realtà che il sindaco socialista Zohran Mamdani ha costruito il proprio successo politico.
 

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