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Il mondo a destra: "4 miliardi", il dato che spazza via i compagni

di Giovanni Longoni domenica 4 ottobre 2026

5' di lettura

«Noi, i borghesi». Quasi cento anni fa, il 15 maggio 1927, su Rassvet, settimanale sionista in lingua russa, usciva un articolo di Vladimir Jabotinsky, padre fondatore della destra israeliana; aveva quelle parole come titolo e come incipit. Nella forma, lo scritto faceva il verso ai manifesti politici della sinistra, come quello comunista di Marx ed Engels; quanto al contenuto, Jabotinsky vi faceva una previsione generale sulla direzione della storia. L’umanità, scriveva, non marcia verso il socialismo ma nella direzione opposta. E, se esiste una classe che porta sulle spalle il futuro, quella classe siano «noi, i borghesi», araldi dell’individualismo, dell’umanità e della nazione.

Cent’anni dopo, quella previsione è senz’altro azzeccata per il Paese che Vladimir (noto anche col nome ebraico di Ze’ev, Lupo) contribuì a creare: Israele. Lo Stato ebraico viene definito da qualcuno un Paese di gente di sinistra che vota a destra o al centro. Ma il sionismo è un fenomeno politico europeo e, se allarghiamo lo sguardo al pianeta intero, notiamo che partiti e coalizioni di destra si stanno diffondendo dappertutto.

Probabilmente è un caso e basterà aspettare qualche anno e qualche elezione in Paesi popolosi per invertire la tendenza. E tuttavia, proprio se ci concentriamo sugli andamenti di medio periodo, notiamo una cosa.

Trent’anni fa il centrosinistra governava quasi tutto l’Occidente. Oggi la mappa si è rovesciata: tra le democrazie e i regimi ibridi del pianeta, la destra guida circa 54 paesi contro i 38 della sinistra. E soprattutto governa una popolazione quasi cinque volte più numerosa: tra 3,5 e 4 miliardi di persone, contro circa 750 milioni.

Alla fine degli anni Novanta, chiusa la Guerra Fredda e completata la “terza ondata” di democratizzazioni, il centrosinistra toccò il suo massimo storico. Nell’Unione Europea a quindici, circa tredici governi erano guidati o partecipati da socialisti e socialdemocratici: Blair a Londra, Jospin a Parigi (ma Chirac era all’Eliseo), Schröder a Berlino, Prodi e poi D’Alema a Roma. Alla Casa Bianca sedeva Clinton, in Canada governavano i liberali di Chrétien. Era una alleanza storica fra sinistra e centro che si ritrova oggi quasi solo al Parlamento europeo.

Il resto del mondo era più variegato. L’America Latina viveva il decennio delle riforme di mercato e la stagione delle sinistre sarebbe cominciata solo con la vittoria di Chávez in Venezuela nel 1998. In India il BJP (nazionalista indù di destra) arrivò al governo nello stesso anno, dopo la stagione del Congresso (nazionalista indiano, non solo indù, e socialista). Nel 1998 anche la Corea del Sud passò al centrosinistra con Kim Dae-jung, e l’anno dopo la Nuova Zelanda scelse i laburisti di Helen Clark.

TENDENZA

Oggi nel Vecchio Continente, su 36 Paesi considerati (Unione Europea, Regno Unito, Svizzera, Norvegia e Balcani occidentali), 19 sono guidati dalla destra o dal centrodestra, 8 dalla sinistra, 9 dal centro o sono in fase di transizione. A destra ci sono la Germania di Merz e l’Italia di Meloni, la Grecia, il Portogallo, l’Austria, il Belgio, la Finlandia, la Repubblica Ceca di Babi§.

Il 2026 ha rafforzato la tendenza. In Ungheria Péter Magyar ha battuto Orbán con una maggioranza dei due terzi, un cambio che resta però dentro il centrodestra. In Slovenia è tornato Janez Jan§a.

La sinistra tiene il Regno Unito, la Spagna di Sánchez è in bilico e la Norvegia è socialdemocratica. In Svezia l’opposizione rosso-verde ha vinto di misura il voto del 13 settembre ma al momento non sembra in grado di governare.

Tra i paesi di centro o in transizione figurano la Francia del governo Lecornu, i Paesi Bassi di Rob Jetten, alla guida di una coalizione con due partiti di centrodestra, e la Polonia di Donald Tusk (centrista alleato alle sinistre).

L’America Latina è la regione dove la svolta è stata più rapida. Tra il 2023 e il 2026 la destra ha vinto 11 delle 14 elezioni presidenziali. Oggi governa 14 dei 33 stati della regione: l’Argentina di Milei, il Cile di Kast, la Colombia di Abelardo de la Espriella, insediato il 7 agosto, e il Perù di Keiko Fujimori, eletta a giugno con il 50,13% dei voti. In Bolivia Rodrigo Paz ha chiuso vent’anni di governi del MAS. Nei Caraibi anglofoni prevalgono i laburisti mentre in America Centrale la destra guida i soliti satelliti Usa: Costa Rica, El Salvador, Honduras e Panama. La sinistra conserva però i due giganti, Brasile e Messico, che insieme contano circa 340 milioni di abitanti. Ma il Brasile vota oggi. Esclusi i regimi autoritari, in Asia restano 23 paesi: 12 sono governati dalla destra, 4 dalla sinistra, 7 non sono classificabili in termini occidentali. Qui il dato decisivo è demografico. L’India di Modi da sola conta circa 1,45 miliardi di abitanti, a cui si aggiungono l’Indonesia di Prabowo, il Pakistan, le Filippine e il Giappone.

A Tokyo, l’8 febbraio, il Partito liberaldemocratico di Sanae Takaichi ha conquistato 316 seggi su 465, il miglior risultato della sua storia. Nello stesso mese il conservatore Anutin ha vinto le elezioni in Thailandia e il BNP di Tarique Rahman è tornato al governo in Bangladesh. A sinistra restano soprattutto la Corea del Sud di Lee Jae-myung e lo Sri Lanka. In Africa le democrazie competitive sono 19: 9 guidate dalla sinistra, 7 dalla destra, 3 non classificabili. In Oceania l’Australia è governata dai laburisti di Albanese, la Nuova Zelanda dai conservatori di Luxon, che si ripresentano al voto il 7 novembre.

BILANCIO

Sommando tutte le aree, e aggiungendo gli Stati Uniti di Trump e il Canada di Carney, la destra governa tra 3,5 e 4 miliardi di persone, la sinistra circa 750 milioni, il centro circa 250 milioni. Altri 3 miliardi vivono sotto regimi autoritari, a partire dalla Cina. In trent'anni il baricentro si è spostato: alla fine del Novecento il centrosinistra governava la maggior parte dei paesi ricchi, oggi la destra governa più paesi e, soprattutto, molte più persone. Aveva ragione Vladimir Jabotinsky? Forse. Di sicuro c’è che la destra nacque come antitesi violenta alla democrazia e oggi invece della democrazia parlamentare, delle elezioni e della volontà popolare è un baluardo.

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