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Il silenzio colpevole

Najmeh Amini condannata a morte dal regime iraniano per un post giudicato blasfemo il cui contenuto non è stato mai reso pubblico
di Lucia Esposito giovedì 15 ottobre 2026

1' di lettura

Najmeh Amini ha 23 anni e studia contabilità. Il regime iraniano l’ha condannata a morte per un post giudicato blasfemo il cui contenuto non è stato mai reso pubblico. Lei si è difesa dicendo di averlo scritto in preda alle allucinazioni ma non le è bastato per tornare a casa. Ora è in cella, in attesa dell’esecuzione. Nel 2025 sono state impiccate almeno 48 donne e quest’anno fino ad agosto almeno 18. Molte avevano ucciso o si erano difese da mariti violenti. Come Marzieh Nieri, data in sposa a 17 anni e finita sul patibolo nonostante avesse invocato la legittima difesa contro un’aggressione sessuale. Da una cella Najmeh, che porta lo stesso cognome di Mahsa, morta nel 2022 per una ciocca di capelli rimasta fuori dal velo, ha detto di non voler essere un’eroina e ha chiesto solo che qualcuno diventi la sua voce. Silenzio. Nessuna piazza sta urlando per lei. Per le femministe di casa nostra se il patriarca indossa il turbante di un ayatollah è meglio tacere. In Iran c’è una ragazza di 23 anni che rischia il cappio e chiede al mondo di urlare quel dissenso che lei è stata costretta a ingoiare. Ma qui da noi rimbomba il rumore dell’indifferenza.

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