Le immagini della torre del municipio di Limoges che crolla dopo che alcuni manifestanti hanno appiccato il fuoco evocano quelle della cattedrale di Notre Dame, in quel caso si trattò di incuria e degrado, oggi è la violenza dei manifestanti. Il sindaco di Limoges Guillaume Guérin ha dichiarato che lo Stato ha abbandonato la sua città. Le immagini sono eloquenti in tutta la Francia, ci rimandano una violenza brutale, fatta di pestaggi, saccheggi, vera e propria guerriglia urbana. Parigi, meta ambita in tutto il mondo, è sconvolta da devastazioni quotidiane e da tempo ha perso i suoi connotati di città modello. Non basta raccontare i fatti, tutto, piaccia o meno, ha una radice ben precisa: l’immigrazione incontrollata e indiscriminata che sta sconvolgendo le radici culturali e storiche della Francia. La nazione che fermò l’islam a Poitiers, che a partire dalla conversione di Clodoveo nel 496, ha prodotto elementi costitutivi e fondanti dell’Occidente, che ha partecipato attivamente alle crociate, che fu definita la «figlia prediletta» della Chiesa cattolica, dalle grandi e maestose cattedrali, è oggi attanagliata dalla morsa di una presenza islamica che è giunta a 6 milioni e mezzo di musulmani pari a circa il dieci per cento della popolazione della Francia metropolitana (dati INSEE, l’Institut national de la statistique et des études économiques). I giovani immigrati di terza generazione odiano quella Francia che ha accolto i loro nonni e genitori. E secondo il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, il loro malessere deve saldarsi con la sinistra che in Francia non ha mai abbandonato il tratto giacobino e del terrore rivoluzionario.
LA MATRICE MUSULMANA
Merita di essere ricordata la lunga scia di morti che hanno la solita matrice islamica: padre Jacques Hamel, l’insegnante Samuel Paty, Dominique Bernard, di recente il piccolo Luis, oltre alle grandi stragi di Charlie Hebdo e del Bataclan. In occasione delle due vittorie della Champion League da parte del Paris Saint Germaine i giovani provenienti dalle banlieue hanno messo a ferro e fuoco Parigi. Gli immigrati costano e non portano quasi nulla in termini di benefici economici, la favoletta che «servono a pagare le pensioni» è stata da tempo smantellata da studi economici. Mentre a loro sono estesi tutti i benefici sociali dei francesi e anche di più. A chi attende il lungo esito di una domanda di asilo, sono riconosciuti 7 euro al giorno, più cento euro al mese per ogni convivente e 220 per un alloggio, a meno che non gli venga assegnato direttamente. La Francia spende circa 2 miliardi l’anno per quella che viene definita la missione Immigrazione, Asilo e Integrazione. Il sindaco di Saint-Deni, la più grande banlieue alle porte di Parigi, Bally Bagayoko, figlio di immigrati del Mali, si è messo a danzare accanto a un cassonetto incendiato dai manifestanti. A Ivry-sur-Seine, un consigliere comunale del Rassemblement National (RN), Kevin Nader, ha recitato una preghiera mariana durante una riunione del consiglio comunale, dopo aver chiesto, senza successo, che due consigliere comunali della sinistra, Estelle Boufala e la vicesindaca Fenda Diarra evidentemente musulmane, non indossassero più il velo in virtù del principio legislativo che sancisce il divieto di simboli religiosi nei luoghi pubblici.
Secondo un’indagine IFOP (l’Institut français d’opinion publique), ripresa da Le Figaro, il 45 per cento delle giovani donne musulmane indossa il velo, una percentuale triplicata in poco più di vent’anni.
I GUAI ECONOMICI
L’islamizzazione va a braccetto con la crisi economica, sulla Francia pesa un gigantesco debito pubblico che ha superato i 3.536 miliardi di euro, raggiungendo il 119,0% del PIL nel 2026. I francesi non hanno voluto portare l’età della pensione a 64 anni (nel resto d’Europa siamo a 67), non hanno voluto neanche l’abolizione di due festività nazionali, sono in cima alla classifica degli europei che lavorano meno.
Nell’estate 2025, nel tentativo disperato di convincere i francesi ad accettare qualche sacrificio, François Bayrou affermò che il debito cresceva «ogni ora, ogni giorno e ogni notte» di 12 milioni di euro e adoperò un’immagine efficace: «La Francia è come una barca che ha un buco nello scafo e accumula acqua da 50 anni». Il sistema sociale francese è uno dei più estesi d’Europa, quasi quanto quello dei paesi scandinavi. La spesa per quella che viene chiamata «protezione sociale» supera il 35 per cento del PIL, ben al di sopra di quella che è la media dell’Unione Europea e anche di nazioni più ricche della Francia. I francesi la chiamano la Secù e tutti gli economisti la ritengono ormai insostenibile. Dopo il terrore giacobino apparve Napoleone, due volte il generale De Gaulle salvò la Francia, ora la maggioranza silenziosa sembra aver scelto, tutti i sondaggi e le simulazioni indicano una vittoria di Marine Le Pen. Vedremo. Michel Houellebecq, lo scrittore impietoso narratore della “crisi”, ha scritto: «C’è un’atmosfera immanente di decadenza, un’atmosfera nichilista che si è diffusa in Occidente. Non dipende solo dall’economia o dal potere politico, queste sono le conseguenze. È un’altra dimensione, è una crisi spirituale».