La Borsa di San Paolo, dopo una sospensione delle contrattazioni di 30 minuti, ha aperto registrando un calo di quasi il 17%, il giorno successivo alla storica rielezione del presidente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva, che ha sconfitto il conservatore Flávio Bolsonaro, il figlio dell'ex presidente brasiliano Jair.
Il dollaro ha registrato un'impennata del 12% rispetto al real brasiliano, dopo la sorprendente vittoria di Lula al secondo turno delle elezioni dopo che Bolsonaro, considerato più favorevole al mercato, aveva vinto il primo turno. La campagna di Lula, osserva Graham Stock, Senior Sovereign Strategist di Rbc BlueBay, "è riuscita a mobilitare gli elettori, ribaltando lo svantaggio del primo turno. Questa notevole rimonta ha spiazzato sondaggisti e mercati e supera ampiamente il margine con cui Lula aveva battuto Jair, il padre di Flávio, nel 2022".
In prospettiva, sottolinea l'analista, "il segnale chiave per i mercati sarà l'impegno della prossima amministrazione Lula a favore della disciplina fiscale, a partire dalla nomina di un nuovo ministro delle Finanze nelle prossime settimane. È stato incoraggiante che il moderato vicepresidente Geraldo Alckmin abbia avuto un ruolo di primo piano nei festeggiamenti per la vittoria di Lula, alimentando la speranza che col tempo possa spingere la politica economica in una direzione più ortodossa. Nel breve termine, tuttavia, ci aspettiamo una reazione negativa dei mercati alla prospettiva di altri quattro anni di presidenza Lula".
"Al di là del caotico epilogo della giornata elettorale, la vittoria di Lula - commenta Thierry Larose, gestore di portafogli di Vontobel - rappresenta di per sé una sorpresa: sebbene gli ultimi sondaggi indicassero un testa a testa estremamente serrato, le piattaforme di previsioni davano il senatore Flávio Bolsonaro vincitore quasi certo. Allo stesso modo, gli asset brasiliani stavano già scontando uno scenario favorevole ai mercati, scommettendo sull'ipotesi che un'amministrazione Bolsonaro avrebbe agito rapidamente con un profondo aggiustamento fiscale. Riteniamo che anche il governo Lula non avrà altra scelta se non quella di attuare un certo grado di consolidamento fiscale, ma la maggior parte degli investitori dubita che ciò sarà sufficiente a riportare la sostenibilità del debito sui giusti binari".
L'esito delle elezioni, sottolinea Thomas Haugaard, Portfolio Manager di Janus Henderson, "ha quindi messo in luce una chiara asimmetria di valutazione: la vittoria di Bolsonaro era già incorporata nei prezzi, mentre il rischio di un successo di Lula non lo era". Le tensioni a breve termine, osserva l'analista, "amplificano l'adeguamento iniziale del mercato. Il rifiuto del risultato da parte di Flávio Bolsonaro crea un rischio istituzionale e di transizione, rafforzando la reazione negativa immediata su tutti gli asset brasiliani. La debolezza del real brasiliano rappresenta il canale di trasmissione critico: il deprezzamento della valuta fa salire le aspettative di inflazione e i tassi locali, aumentando l'onere degli interessi a carico del governo e le pressioni fiscali complessive. Tale deterioramento potrebbe in ultima analisi imporre una disciplina politica a Lula, ma è probabile che i mercati richiedano prima un premio di rischio più elevato".
L'attenzione, osserva l'analista, "si sposta ora rapidamente dall'esito elettorale alla composizione della squadra di governo e al piano fiscale. I segnali chiave saranno se Lula nominerà una squadra economica credibile agli occhi dei mercati, le conferirà potere politico e presenterà un aggiustamento quantificato e basato sulla spesa con il sostegno del Congresso. Il saldo esterno del Brasile rimane resiliente, ma una ripresa duratura degli spread richiede riforme ricorrenti della spesa e un percorso credibile di stabilizzazione del debito, non misure sul fronte delle entrate, interventi una tantum o un semplice cambiamento di retorica post-elettorale".