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Cracovia, la strage in piazza. Chi hanno trovato morto in casa del killer

di Andrea Morigi domenica 8 novembre 2026

4' di lettura

Una strage ancora inspiegabile ha insanguinato ieri Cracovia. È un sabato qualunque, dedicato allo shopping, sulla piazza del Mercato, nel centro della seconda città della Polonia, quando un uomo scende da una Subaru nera sulla piazza del Mercato in abbigliamento mimetico, indossa un elmetto di tipo militare con una maschera sul volto e, imbracciando un fucile semiautomatico, apre il fuoco sui passanti.

Qualcuno filma con lo smartphone, mentre risuonano gli spari e due carrozze a cavalli continuano il loro giro con i clienti ad assistere alla scena, e la posta sui social network, prima di mettersi al sicuro in un bar vicino. Sembrava che le persone fossero colpite a caso, dicono a caldo i testimoni oculari. Come in una roulette, rigorosamente senza aggettivi nazionali prima che emerga il movente del gesto.

LA CATTURA

Le prime vittime cadono davanti alle vetrine di Zara, poi la polizia interviene e si lancia all’inseguimento del killer, che blocca il veicolo e tenta la fuga, ma cade a terra tra le vie Stradomska e Dietla, raggiunto dai colpi di pistola di un agente che gli spara, una, due, tre, quattro, cinque, sei volte, come documentano i video che circolano su X. Senza ucciderlo sul colpo. Lo neutralizza, per evitare un’eventuale esplosione, in attesa che sia trasportato in manette sull’ambulanza prima che perda troppo sangue. Aperta la giacca, sulla t-shirt dell’uomo compare un logo bianco su campo verde. Sull’elmetto nero da combattimento rotolato sull’asfalto, vi è il medesimo simbolo.

Qualcuno in rete ricorre perfino all’intelligenza artificiale per suggerire che sia la Falange: un braccio e una spada nel pugno, che identificherebbero una matrice nazionalista. In assenza di certezze, si scatenano parallele le teorie del complotto. C’è pure chi tira fuori un nome, un cognome e un volto da un profilo Instagram.

L’attentatore, che la polizia descrive come un 25enne polacco senza rivelarne le generalità, dalle immagini diffuse in rete ha un volto comune, i capelli biondi e folti. Ricoverato in ospedale e sorvegliato a vista, viene dato per morto, senza conferme ufficiali. Si sa soltanto, perché in serata lo dichiara il ministro dell'Interno polacco Marcin Kierwinski che il killer è «affascinato da ideologie di estrema destra», e nutre «posizioni molto radicali», ma anche lui vuole verificarlo meglio.

Si sa che ha agito da solo, non c’è un complice ancora in circolazione, come ipotizzato in un primo tempo, ma in questi casi va prevista la possibilità che scatti la seconda fase di un disegno più pericoloso, che all’azione più eclatante ne segua un’altra ancora più letale. L’allarme si estende a Varsavia. Il premier Donald Tusk è fra i primi a divulgare la notizia della sparatoria su X, seguito da decine di fotografie e filmati delle operazioni di primo soccorso, dei massaggi cardiaci disperatamente praticati sulle persone in fin di vita e, finalmente, la spettacolare cattura dell’assassino. In serata, il bilancio è di sei vittime, di cui una persona straniera - quattro donne e due uomini - e quindici feriti (cinque gli stranieri). Due sono agenti di polizia, uno dei quali in gravi condizioni. «Sta lottando tra la vita e la morte», ha detto in serata lo stesso Tusk, che ha definito la strage - per la quale oggi e domani sono stati proclamati due giorni di lutto nazionale - un «atto di terrorismo radicale».

Nel corso di una conferenza stampa, il premier polacco ha rivelato che nella casa dell’attentatore sono stati rinvenuti altri tre cadaveri: di due donne e di un uomo, probabilmente familiari dello sparatore.

Nelle liste dei ricoverati e dei deceduti non vi sono connazionali. La Farnesina e l’ambasciata d’Italia hanno assistito e messo in sicurezza un gruppo di 34 liceali di Albano Laziale in gita.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nell’esprimere «profondo dolore e le mie più sentite condoglianze alla Polonia», prende un impegno: «Difenderemo sempre la nostra sicurezza e la nostra libertà contro ogni forma di terrore e violenza».

LE IPOTESI

C’è un disegno terroristico, annuncia il ministro della Giustizia Waldemar Zurek. L’inchiesta ricostruirà i legami e i collegamenti, in patria e all’estero, i contatti reali e quelli virtuali, per farsi un’idea di quale fosse l’obiettivo, oltre che spargere la morte. Si cerca di ricavare un messaggio che indichi una strategia, magari risalendo alla provenienza dell’arsenale ritrovato nell’automobile dell’attentatore, che Katarzyna Cislo, portavoce della polizia, sintetizza in «numerose armi e munizioni». Nessuno rivendica pubblicamente, né in rete né altrove, ma la responsabile della diplomazia dell’Ue, Kaja Kallas, nell’esprimere cordoglio per la «tragedia» di Cracovia, assicura che «in questo momento di lutto, la Polonia non è sola», perché le «ripercussioni» di questo evento «si faranno sentire ben oltre i confini della Polonia», ha sottolineato in un post su X.

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