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Con le regole europee si perde la sfida dell’ai

Non è l’ennesimo libro sull’intelli-genza artificiale, ma una requisitoria contro l’ideologia regolatoria che domina l’Europa. S’intitola Creatività o sottomissione? (Marcianum Press) e lo hanno scritto l’accademico Emanuele Massagli e Maurizio Sacconi, storico ministro dei governi Berluscon
di Fausto Carioti sabato 3 gennaio 2026

3' di lettura

Non è l’ennesimo libro sull’intelli-genza artificiale, ma una requisitoria contro l’ideologia regolatoria che domina l’Europa. S’intitola Creatività o sottomissione? (Marcianum Press) e lo hanno scritto l’accademico Emanuele Massagli e Maurizio Sacconi, storico ministro dei governi Berlusconi. I due smontano una narrazione tanto cara alle autorità di Bruxelles e ai governi europei: quella secondo cui, di fronte alle nuove tecnologie, l’unica risposta giusta consista nell’introdurre più norme, più controlli, più tutele preventive. Non è l’intelligenza artificiale, ma è proprio questa ossessione normativa, sostengono, a spianare la strada alla sottomissione dell’uomo. Il bivio indicato nel titolo è politico, quindi, non tecnologico. La creatività richiede libertà, rischio, responsabilità personale. La sottomissione nasce invece da un sistema che considera l’iniziativa individuale una minaccia. E il libro colpisce nel segno quando denuncia il vero rischio che incombe sull’Europa: non la perdita di posti di lavoro, ma l’accelerazione del declino causata da un eccesso di regolazione.

L’AI Act europeo, la legge Ue che pretende di regolare l’uso dell’intelligenza artificiale, è indicato come esempio di una politica che pretende di anticipare ogni scenario possibile, finendo per soffocare l’innovazione prima ancora che nasca. L’illusione è sempre la stessa: prevedere tutto per non decidere nulla. Il risultato è un continente che discute, regola e vieta, mentre altrove, a partire dagli Stati Uniti, si sperimenta, si rischia e si cresce. In Italia questo schema produce effetti ancora più devastanti, essendo la nostra «una nazione da più di trent’anni rattrappita a causa del trauma giudiziario senza eguali e della produzione normativa torrenziale che ne è seguita». Sacconi e Massagli descrivono bene il circolo vizioso: più responsabilità penali e amministrative, quindi più paura di decidere, e di conseguenza più delega a procedure e algoritmi e meno libertà reale nel lavoro. Così l’intelligenza artificiale, anziché liberare energie, rischia di diventare uno scudo dietro al quale dirigenti pubblici e privati si nascondono per non rispondere delle proprie scelte. Ma nell’economia dell’AI, spiegano, il lavoro funziona solo se è responsabilizzato, valutato sui risultati, premiato per il merito. Da qui la proposta controcorrente di superare l’impianto novecentesco del diritto del lavoro e di costruire un nuovo contratto «di lavoro professionale», fondato sulla partecipazione e la corresponsabilità. Un’idea che rimette al centro una regola semplice, oggi quasi scandalosa: più (e meglio) lavoro, più guadagno.

Anche sul piano fiscale, con l’idea di una «tassazione piatta strutturale del salario meritevole e di quello derivante dagli accordi aziendali e territoriali dedicati alla maggiore produttività», il libro sfida il pensiero dominante. C’è spazio pure per le critiche al sistema scolastico europeo, che produce conformismo e paura dell’errore. Ma senza educazione alla responsabilità e al rischio, avvertono gli autori, nessuna tecnologia può essere strumento di libertà, ed è proprio questa la strada che porta alla sottomissione alle macchine. Continuare sulla strada dell’iper-regolazione significa accettare il declino, mascherandolo da prudenza. Scommettere su libertà e responsabilità significa invece credere nell’individuo. La grande domanda, alla fine, non riguarda l’intelligenza artificiale, ma il modello di società che vogliamo: una comunità di adulti capaci di prendere decisioni o un continente di sorvegliati, comandati da norme e algoritmi?

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