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L'Ue è pronta a seguire l'Italia sui centri migranti

di Fausto Carioti giovedì 21 maggio 2026

3' di lettura

Altro che «prigioni inumane e illegali in Albania» (definizione di Elly Schlein). I centri di rimpatrio italiani sull’altra sponda dell’Adriatico stanno per diventare il modello adottato dall’Unione europea. Il parlamento europeo e il consiglio, che rappresenta i governi dei Ventisette, con la mediazione della commissione di Bruxelles, sono a un passo dall’intesa sul nuovo Regolamento rimpatri. Quello che il commissario per la Migrazione, l’austriaco Magnus Brunner, definisce il «pezzo mancante» per rendere più efficace la politica europea di contrasto agli arrivi illegali.

L’accordo è stato discusso ieri ed è a un passo dalla chiusura, in anticipo rispetto ai tempi previsti. I punti più importanti sono l’introduzione dell’«ordine di rimpatrio europeo», che consentirà a ogni Paese Ue di eseguire un rimpatrio deciso da un altro Stato dell’Unione, e la possibilità di usare i «return hubs»: strutture in Paesi extra-Ue nelle quali i migranti destinati al rimpatrio potranno essere trasferiti prima che sia completato il loro ritorno verso il Paese di origine. Unica eccezione, i minori non accompagnati. L’Italia ha già costruito i suoi centri in Albania, mentre i governi di Germania e Paesi Bassi intendono passare alla fase operativa entro la fine del 2026. Altri governi guardano con interesse, pronti a seguire l’esempio.

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Il regolamento sui rimpatri in vigore risale al 2008 e si è dimostrato inefficace: oggi solo il 20% degli immigrati che non hanno diritto a rimanere nell’Ue e ricevono un provvedimento di rimpatrio lascia realmente il territorio Ue. «Le persone che non hanno il diritto di restare nell’Unione europea devono essere rimpatriate in modo efficace», ha detto Brunner alla testata Politico.eu. E «le nuove regole», ha spiegato, «ci daranno maggiore controllo su chi può entrare nell’Ue, chi può restare e chi deve andarsene. È ciò che i cittadini europei si aspettano ed è ciò che dobbiamo garantire».

La bozza prevede la possibilità di trattenere gli immigrati extra-europei fino a 24 mesi qualora si rifiutino di cooperare, o vi siano rischi di fuga. Le norme saranno ancora più rigide per gli irregolari che rappresentano un rischio per la sicurezza pubblica. Le forze dell’ordine avranno anche maggiori poteri per perquisire le abitazioni. Inoltre la Ue e le sue agenzie dovranno fornire agli Stati membri maggiore sostegno finanziario e operativo per il contrasto all’immigrazione irregolare. La proposta prevede anche che, in caso di ricorso, la sospensione del rimpatrio non sia più automatica.

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L’intesa nel cosiddetto trilogo (parlamento Ue-consiglio-commissione) è importante anche perché è stata raggiunta in tempi più rapidi rispetto a quanto previsto all’inizio: segno che tra i governi dei Ventisette c’è un’ampia convergenza politica sulla necessità di rendere efficaci le procedure di rimpatrio. I prossimi passi sono il voto di conferma del parlamento di Strasburgo, atteso prima dell’estate, e il via libera da parte del consiglio Ue, cui seguirà la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. A quel punto l’entrata in vigore sarà rapida e alcuni articoli diventeranno subito effettivi. Inclusi quelli sui centri di rimpatrio in Albania e negli altri Paesi sicuri fuori dalla Ue, che tra poche settimane dovrebbero quindi entrare a far parte dell’ordinamento europeo.

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Per il governo italiano si profila così un risultato politico importante: hub nei Paesi extra-Ue, rimpatri efficaci e controllo delle frontiere europee sono ciò che Roma chiede a Bruxelles dall’inizio della legislatura. A livello delle istituzioni europee, invece, il varo del nuovo regolamento rappresenta un’ennesima frattura nella maggioranza che sostiene l’esecutivo di Ursula von der Leyen. Nel parlamento di Strasburgo i Popolari si sono mossi insieme ai gruppi di destra, anziché con i tradizionali alleati centristi.

Ha fatto discutere, nelle scorse settimane, la scoperta dell’esistenza di una chat sulla piattaforma WhatsApp, nella quale eurodeputati del Ppe si accordavano con gli eletti delle sigle sovraniste proprio riguardo alle nuove regole per contrastare l’immigrazione irregolare. I Verdi europei e gli altri gruppi di sinistra hanno parlato di «accordo vergognoso» e le ong sono insorte, paragonando il Regolamento rimpatri al modus operandi dell’Ice, l’agenzia statunitense per il controllo dell’immigrazione.

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