Alla fine la quadra è stata trovata. Dopo diverse settimane di lunghi negoziati, il Parlamento europeo, il Consiglio Ue e la Commissione hanno raggiunto l’accordo politico sul regolamento rimpatri. Le nuove norme imporranno obblighi di cooperazione con le autorità ai cittadini di Paesi terzi che non hanno diritto di soggiorno negli Stati membri, il foglio di via unico europeo nonché la possibilità di creare hub per i rimpatri al di fuori dei confini dell’Unione. L’intesa dovrà ora essere approvata dalla commissione Libe e dall’Assemblea plenaria di Strasburgo, mentre la prossima settimana dovranno dare il loro via libera definitivo gli Stati membri.
«C’erano alcune questioni che abbiamo dovuto approfondire e risolvere alcuni piccoli disaccordi, nessuno di sostanza, ma su come rendere operativo il regolamento» ha spiegato il viceministro cipriota per la Migrazione, Nicholas A. Ioannides, della presidenza di turno Ue. «Il regolamento integra il Patto (Migrazione e Asilo, ndr), che entra in vigore» il prossimo 12 giugno, «la conclusione del negoziato è più importante perché ci permetterà di attuare l’obiettivo di costruire una politica migratoria comune e coerente».
Parla di «passo avanti significativo verso una gestione del fenomeno migratorio che sia sostenibile per tutti» il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. «Le nuove disposizioni introducono obblighi concreti, rafforzano la cooperazione tra gli Stati membri e prevedono strumenti operativi nei Paesi terzi» ha aggiunto il titolare del Viminale.
QUADRO NORMATIVO
Ioannides ha poi sottolineato che alcuni Paesi stanno valutando l’istituzione di hub per i rimpatri in Africa o Asia. «Un gruppo di Stati ha avviato un’iniziativa per esplorare modalità di creazione e attivazione di questi hub, ma finora non si è giunti ad alcun esito concreto», ha spiegato. Secondo il relatore del testo, Malik Azmani, il regolamento contiene il via libera definitivo ai centri costruiti dall’Italia in Albania. Roma «ha avuto alcune controversie legali ma penso che con questo regolamento abbiamo stabilito un quadro normativo affinché gli Stati membri esplorino quegli accordi e intese con cui i paesi terzi» ha spiegato in conferenza stampa l’europarlamentare olandese.
Uno dei nodi principali del negoziato ruotava intorno all’articolo 52 del regolamento: ovvero i tempi per dare attuazione alla riforma. Molti Stati membri chiedevano almeno due annidi tempo per le modifiche legislative nazionali, mentre il Parlamento spingeva per un’applicazione immediata. Alla fine si è trovato un compromesso: il regolamento entrerà in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, come chiedeva il Parlamento, compresa la parte sugli hub di rimpatrio. Tuttavia, alcune disposizioni entreranno in vigore 12 mesi dopo per dare tempo ai Paesi di adeguarsi.
Entrando nei dettagli, il regolamento introduce obblighi più stringenti per i migranti senza diritto di soggiorno, imponendo la cooperazione con le autorità e l’obbligo di lasciare il territorio dell’Ue. In particolare, la proposta introduce l’Ordine europeo di rimpatrio (Ero) per facilitare il riconoscimento delle decisioni adottate da altri Stati membri, ma per i primi tempi resterà volontario. La riforma apre poi la strada ai “returns hub” in Paesi terzi - sul modello dell’intesa che il governo Meloni ha stipulato con l’Albania - destinati ad accogliere fino a 30 mesi gli immigrati irregolari in attesa di espulsione nel Paese d’origine o in uno Stato terzo. Infine sono previste procedure più severe per chi viene considerato una minaccia per la sicurezza pubblica.
POLEMICHE
La notizia ha scatenato la polemica politica, con il Pd che parla di «un fallimento normativo» che «calpesta i diritti fondamentali» e che «minerà l’efficienza» del sistema, generando «caos e un blocco dei tribunali in tutta Europa», scrivono in una nota gli eurodeputati dem, Cecilia Strada e Nicola Zingaretti. «Volevano rapidità, efficienza e sicurezza» concludono «otterranno paralisi dei tribunali, burocrazia inefficiente e una sistematica violazione dei diritti umani. Questo “circo” normativo non risolverà nulla, aggraverà la situazione e lascerà l’Europa più fragile e meno giusta».
Sulla stessa linea il segretario di +Europa, Riccardo Magi, secondo cui il nuovo patto europeo «è un vero e obbrobrio giuridico» che viola il diritto europeo e «spiana la strada a contenziosi e ricorsi giuridici»: «Contrasta infatti con la Convenzione di Ginevra e con l’articolo 78 del Trattato sul Funzionamento dell’Ue che (...) prevede una politica comune in materia di asilo e di protezione. Gli accordi dei singoli Stati membri con i Paesi terzi vanno in direzione opposta».
All’opposizione ha risposto il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan. «Le reazioni di vari esponenti del Pd», ha dichiarato, «confermano che il principale partito di opposizione si oppone a qualunque limite all’immigrazione.
Per loro chiunque deve poter entrare in Italia e nessuno può essere cacciato via qualunque cosa faccia». L’accordo, ha sottolineato poi Malan, «vede l’Europa seguire la linea tracciata dal governo Meloni inclusi gli hub in paesi terzi, con l’obiettivo di portare anche il fenomeno migratorio sotto la legge, togliendolo dalle mani di trafficanti e criminali».