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I veri nemici dell'Europa stanno a sinistra

di Alessandro Sallusti domenica 12 luglio 2026

2' di lettura

Quando la sinistra deve attaccare il centrodestra tira sempre in ballo presunte derive anti europee e nostalgie sovraniste confondendo le fondate critiche politiche alla gestione dell’Unione intesa come istituzione (sbilanciata a sinistra) con la viceversa convinzione che si debba tutti lavorare per una Europa unita, forte, autonoma in tutti i campi compreso quello della difesa. In altre parole le forze conservatrici italiane criticano la sinistra europea, non l’idea di una Europa libera e indipendente e su questo c’è ampia letteratura.

Paradossale è invece che chi formula simili accuse (le forze che compongono il cosiddetto Campo largo) salvo rare eccezioni strizzi sempre di più l’occhio al più acerrimo nemico dell’Europa, che non è Trump (i suoi eccessi verbali sono più fumo che arrosto) bensì il despota Vladimir Putin che a più riprese ha minacciato addirittura di fare guerra all’Europa e non è escluso che sia sul punto di farla per davvero (al netto che quella che combatte in Ucraina già di fatto è una guerra all’Europa intera). Sì, a sinistra c’è un filo di putinismo sempre più esplicito e non mi riferisco solo agli “utili idioti” che popolano i talk show giustificando l’aggressione all’Ucraina con la solita solfa della “Nato provocatrice”. Mi riferisco soprattutto ai leader di partito (Conte e Fratoianni) e ai non pochi capi bastone delle correnti Pd (l’ultimo il potente e influente Goffredo Bettini) che stanno cercando di spingere la coalizione progressista verso lidi che con il progresso hanno poco a che fare.

Tatticismi a parte, c’è infatti una sorta di Dna ideologico che impedisce a certi progressisti di recidere il cordone ombelicale con la madre Russia culla del comunismo, una nostalgia dura a morire che facendo leva su un pacifismo peloso si trasforma in un formidabile assist agli interessi strategici del Cremlino. E qui nasce il cortocircuito logico: non si può pontificare sulla necessità di un’Europa forte, autorevole e atlantista e contemporaneamente tifare chi quell’Europa la vuole destabilizzare; stare con un piede in Europa e con l’altro in un regime che nega i basilari diritti di popoli e singoli individui. Doppiogiochisti? Direi più semplicemente comunisti (in quanto ad affidabilità pari sono).

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