Von der Leyen pronuncia a Strasburgo il discorso sullo Stato dell’Unione. Usanza in vigore dal 2010. Scimmiotta una prassi americana. 236 anni di storia contro 16. Totò contro Maciste per intendersi. Di là un presidente eletto che parla agli elettori. Qui un apparato che si parla addosso. Testo scritto e letto nella lingua degli americani. Anzi degli inglesi che dall’Ue sono usciti. Un discorso molto anti americano. Come avrebbe potuto fare il Cremlino. Non oggi ma ai tempi della guerra fredda. La potenza americana non viene mai nominata.
L’anti americanismo non è tanto nei toni e nei contenuti quanto in precisi passaggi simbolici. Quasi subito Ursula menziona la Groenlandia, terra contesa dagli Stati Uniti alla Danimarca. Poi fa gli onori di casa al premier canadese Mark Carney. Il Canada, annuncia, sarà il primo «membro associato» dell’Unione. Tanto per segnalare che l’Europa si allontana da Washington.
LA LOGICA DEI DAZI
Degli Stati Uniti si vuole però imitare la condotta. Ursula si sveglia e vede in atto un processo di deindustrializzazione. E ammonisce che sta arrivando un «secondo shock cinese». Ruggisce: «le parole sono importanti, ma i fatti contano di più». Tradotto: bisogna riequilibrare le relazioni commerciali con la Cina. Costano «un miliardo di euro al giorno» di deficit. Insomma: dazi! Teoricamente l’Ue potrebbe avere quel potere contrattuale che gli Stati Uniti hanno dimostrato con noi. Noi siamo un cliente di Pechino. «Il nostro mercato gli serve» sogghigna Ursula.
In realtà la strategia è poco concretizzabile. L’Ue acquista da Pechino materie prime critiche in misura superiore all’80% e, per alcune terre rare, la quota arriva al 90. Input di cui non si può fare a meno visto che si insiste nella fallimentare ricetta della transizione energetica, che von der Leyen rilancia con fantozziano ardore. Pone un obiettivo tanto titanico quanto bislacco. Vorrebbe che nel 2040, fra quattordici anni, la quota di elettricità sul totale dei consumi finali di energia raddoppiasse al 46% rispetto al 23 di oggi. Ridete piano.
Immagina di fare in quattordici anni quasi cinque volte tanto quanto fatto negli ultimi trentasei, quando quella quota è cresciuta di circa cinque punti. Vanno moltiplicati per sei (perché no venti!) gli investimenti in rinnovabili per «risparmiare» 260 miliardi l’anno sulla bolletta. Intanto Von der Leyen ammette che spendiamo «90 miliardi in più senza una sola molecola di energia in più». Le cause? Chiusura dello Stretto di Hormuz e guerra in Ucraina. Capitolo Russia? Pieno di contraddizioni. Celebra il successo delle sanzioni che mettono «sempre più pressione» su Mosca e si vanta di essersi liberata del legame col suo gas, salvo aver detto all’inizio che «è stata la Russia a tagliare le forniture» e non cita i robusti acquisti di Gnl che alcuni Stati membri – come Spagna – continuano a effettuare, con controparti riconducibili a Mosca.
Mescola gli euroscettici agli antidemocratici e questi alla Russia: «ultranazionalisti o antieuropeisti», «interferenze russe o disinformazione», «i nomi possono essere diversi, ma l’obiettivo è lo stesso». Se tanto mi dà tanto, chi critica Bruxelles è equiparabile a un russo. E quindi trattabile come tale? Sequestro di proprietà, congelamento dei fondi? Vuole le si dica brava perché la Commissione mette in pista dodici proposte omnibus che tagliano gli oneri burocratici a carico delle imprese per circa 17 miliardi. Brava, glielo diciamo.
L’INGHIPPO
Ma forse dovrebbe scusarsi lei. Tutta questa burocrazia l’ha messa Bruxelles. Festeggiamo perché forse allarga il cappio? Anche qui però fregatura in arrivo. Si chiama «gold plating» (placcatura d’oro). Gli Stati recepiscono una direttiva e ci mettono del loro spesso per semplificare la vita ai contribuenti, cui i governi nazionali rispondono a differenza di Ursula. Che però vorrebbe l’applicazione della normativa europea senza sconti con la scusa di avere un quadro legislativo unico. Una scusa per ricorrere maggiormente ai regolamenti – immediatamente applicabili, senza deroghe né proroghe, come nel caso delle auto elettriche – rispetto alle direttive (come nel caso della Bolkestein).
Poteva mancare una «Alleanza assicurativa per il clima»? Un modo come un altro per accrescere il bilancio dell’Unione perché «l’Europa si riscalda più del doppio rispetto al resto del mondo». Una bufala. Nel web si trovano articoli dove a scaldarsi «più del doppio rispetto al resto del mondo», sono Canada, Singapore, Cina, Polo Sud, Polo Nord, Russia, Svezia, Norvegia, Sudafrica, Corea del Sud, le montagne del Nord America. Il mondo intero, insomma, che si scalda più del doppio rispetto a sé stesso.