C’è un filo rosso che lega il palazzo della Moncloa e l’aula di Strasburgo. Ovvero la Spagna socialista di Pedro Sánchez e la sinistra italiana di Avs e del Campo largo. Quel filo rosso è rappresentato dalla casa. Da espropriare nel nome del “diritto all’abitare”.
A Madrid il presidente del governo spagnolo cala l’asso per la campagna elettorale: due nuovi decreti legge per far fronte all’emergenza alloggi in nome della quale le piazze si sono infiammate. Una delle proposte che piace assai ai progressisti è l’apertura di una linea di finanziamento da 10 miliardi di euro con prestiti a tasso zero fino a 50mila euro per chi acquista la prima casa. Sánchez spera che il tema paghi: «È imperativo intervenire sul mercato della casa.
Questo governo non lascia la gente abbandonata, non permetteremo che ci sia un altro sfratto» (il riferimento è al caso di Maricarmen, l’87enne sfrattata che ha scatenato le proteste). Come se lo sfratto in generale, osserva su X il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, non rappresentasse «l’esecuzione di una sentenza»; Sánchez «non è solo un demagogo: è un pericoloso eversore».
ESEMPIO SPIN TIME
E sulla strada del movimentismo, ecco il filo rosso Madrid-Strasburgo, si è da tempo incamminata una delle forze del centrosinistra italiano: Avs. Strasburgo perché ieri all’assemblea plenaria del Parlamento europeo è andata in scena la discussione sulla proposta di regolamento Ue sulla casa (l’Affordable housing act). Un provvedimento che, oltre a limitare le locazioni brevi, in alcuni casi limita addirittura l’acquisizione degli immobili non destinati ad abitazione principale. Un provvedimento che la sinistra nostrana supporta, pur considerandolo troppo blando.
Seguendo gli interventi dei rappresentanti del partito di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, si è trattato del «festival della generosità coi soldi degli altri», per dirla sempre con il presidente dell’associazione che rappresenta la proprietà edilizia.
La discussione sulle sorti dello “Spin Time”, il palazzo di via di Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, di cui gli occupanti - spalleggiati dalle forze del Campo largo - chiedono l’esproprio, è stato solo l’antipasto: grazie al presidente del governo spagnolo, il “dossier casa” è diventato improvvisamente il tema centrale dell’agenda progressista. E Avs ha gettato definitivamente la maschera.
«La casa è un diritto, non una merce», ha detto l’eurodeputata Ilaria Salis nel suo intervento aperto dalle chiavi che tintinnano, un «simbolo di lotta» che lei e il suo partito sperano «di sentire molto presto nelle strade di tutta Europa». «Ora basta!», ha esclamato la rappresentante di The Left, «basta con il business della casa». Gli immobili, infatti, non devono «più essere una fonte di guadagno»: la casa «è un diritto, non una merce!». E se le case popolari «sono troppo poche», come ha detto nel dibattito, sono invece «troppe» le case «lasciate colpevolmente vuote». Da qui la chiamata in piazza per dare, simbolicamente, manforte a Sánchez: «Scioperiamo, lottiamo, mobilitiamoci come in Spagna, come a Berlino, ovunque!». Dalla Lega è arrivata la replica di Isabella Tovaglieri: «Visto che Salis parla di limitare la rendita è chiaro che la sua specialità, occupare le case, è il modello che propone per tutta l’Europa».
BASTA PROPRIETÀ
La difesa delle occupazioni abusive è stata anche la cifra dell’intervento della collega Benedetta Scuderi. Allo Spin Time di Roma, ha ricordato in assemblea plenaria, «400 persone hanno perso la casa perché il fondo che detiene l’immobile lo ha rivoluto indietro; il Comune ha provato a comprarlo, ma invano. Nel frattempo queste persone sono state ricollocate e le liste d’attesa per le case popolari si sono bloccate». Eppure «ogni persona in questa Unione ha il medesimo diritto all’abitare». Rivolta al commissario alle politiche abitative Dan Jorgensen, Scuderi ha esclamato: «Possiamo dire che il diritto di un fondo immobiliare a fare profitto non è uguale a quello delle persone ad avere una casa? Possiamo dire che l’abitare è un diritto e che il profitto dei miliardari viene dopo, tanto dopo?».