La difesa della vita e della famiglia finisce nel mirino di un report presentato al Parlamento europeo. Il dossier "The Hate Review", realizzato dall'associazione Forbidden Colours, è al centro delle polemiche dopo le denunce degli eurodeputati di Fratelli d'Italia e del gruppo Ecr Carlo Fidanza e Paolo Inselvini. Quest'ultimo, insieme all'associazione Pro Vita & Famiglia, viene citato nel documento. "Servono meno pro-life e pro-family in Europa, e con meno visibilità possibile all'interno delle società europee".
È questa, secondo i due parlamentari, la conclusione dell'evento di presentazione del rapporto, organizzato al Parlamento europeo su invito del questore socialista Marc Angel. Nel corso dell'incontro, il responsabile del progetto avrebbe indicato nella riduzione del numero e della visibilità degli attori definiti "anti-gender" la strada per affermare le rivendicazioni Lgbt. Fidanza e Inselvini parlano di una situazione "gravissima".
"Viene citato personalmente persino Paolo Inselvini e si cerca di schedare oltre 700 attori 'anti-gender' attivi in Europa nel tentativo di ridurre la loro visibilità nella società e la loro voce nelle scelte politiche", denunciano nella nota. I due esprimono inoltre solidarietà alla Chiesa cattolica, al Movimento per la Vita, a Pro Vita & Famiglia e alle altre realtà coinvolte. Nel comunicato viene riferito anche l'intervento di una deputata dei Verdi, che avrebbe sostenuto la necessità di nuove regole sulle mostre e sui tempi di parola in Plenaria per contrastare le critiche alle posizioni Lgbt.
Un'ipotesi che, secondo gli esponenti di FdI, rischierebbe di limitare il confronto politico. "Chi invoca inclusione e democrazia dovrebbe saper accettare il confronto con chi la pensa diversamente. Il dissenso non è odio e milioni di cittadini europei non sono un'infezione da debellare", affermano Fidanza e Inselvini. Anche Toni Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, contesta il linguaggio del rapporto. "La parola 'contaminazione' ricorre ben 149 volte", sostiene, citando l'obiettivo della "decontaminazione dell'Europa" e dello "smantellamento paziente" delle realtà considerate critiche. Nel dossier, aggiunge Brandi, l'Italia sarebbe indicata tra i Paesi "più pesantemente contaminati". "In democrazia si chiama partecipazione", conclude, accusando le lobby Lgbt di voler limitare la visibilità di chi la pensa diversamente.