(Adnkronos) - Unico punto a favore, quella di Milano resta una Borsa molto liquida, la terza al mondo dopo il Nasdaq e Seoul per rotazione (cioè il rapporto, nell'anno, tra il controvalore degli scambi e la capitalizzazione complessiva), con un multiplo medio di 1,65x, meglio di Francoforte (1,58x). Sotto questo profilo, i mercati emergenti restano assai più illiquidi: 0,15x il tasso di Mosca, 0,21x quello di Mumbai, 0,25x quello di Città del Messico, 0,34x quella di Kuala Lumpur, 0,4x quella di Jakarta. Il quadro torna fosco se si guardano i rendimenti. Fatto 100 l'indice a dicembre 2002, il Mib storico al 16 ottobre 2013 è stato uno dei pochissimi, tra gli indici delle Borse principali, a registrare un rendimento negativo, sia complessivo (-5,6%) che medio annuo (-0,5%). Irraggiungibili i rendimenti delle Borse emergenti: Jakarta ha reso il 24,4% in media ogni anno nell'ultimo decennio (nel complesso il Jkse Composite ha guadagnato il 957,1%), Città del Messico il 19,1% (Ipc +558,6%), Mumbai il 18,2% (Bse 200 +511,2%), San Paolo il 16% (+396,7% il Bovespa). Le altre Borse europee, complice la crisi in cui è precipitata l'Eurozona, hanno registrato nel decennio performance non paragonabili a quelle dei mercati emergenti, ma tutte sono andate meglio della Borsa di Milano, inclusa Madrid (Indice Madrid General 4,4% medio annuo, 59,3% in totale) malgrado la Spagna sia stata colpita da una crisi economica per molti versi più feroce di quella italiana. Peggio di piazza Affari fa solo Atene, dove l'Ase General Index ha registrato dal dicembre 2002 al 16 ottobre 2013 un rendimento medio annuo del -4% e un rendimento complessivo del -35,7%. In Germania il CDax ha registrato un rendimento medio annuo del +8% (129,8% nel complesso), a Londra il Ftse Actuaries All Share è salito del 5,9% medio annuo (85% in tutto), a Parigi Sbf 250 +4,2% in media annua (55,8% in tutto).