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Giorgio Locatelli debutta a 'MasterChef', i cooking show fanno bene all'Italia

Sky Uno
di AdnKronos domenica 20 gennaio 2019

3' di lettura

Roma, 15 gen. (AdnKronos) (di Antonella Nesi) - di Antonella Nesi "I cooking show ben fatti come 'Masterchef' hanno dato un contributo notevole alla crescita della cultura alimentare e culinaria italiana in tutto il mondo e quindi alla conoscenza dei prodotti italiani. Per estensione, si può affermare tranquillamente che questi programmi hanno aiutato l'export del Made in Italy di qualità nel settore enogastronomico". A sottolineare all'AdnKronos il valore culturale ed economico dei programmi di cucina è il nuovo giudice di 'MasterChef Italia', lo chef stellato Giorgio Locatelli, uno dei più noti ambasciatori della cucina italiana nel mondo con i suoi due ristoranti, la 'Locanda Locatelli' di Londra (una stella Michelin) e la 'Ronda Locatelli' di Dubai. La nuova edizione del cooking show arriva su SkyUno da giovedì 17 gennaio e Locatelli prende il posto di Antonia Klugmann al fianco dei confermatissimi Bruno Barbieri, Joe Bastianich e Antonino Cannavacciuolo. "L'effetto positivo di questo tipo di show, attenti a far conoscere i prodotti dei vari territori e gli ingredienti delle cucine regionali, è grande. Me ne accorgo - sottolinea Locatelli - anche dalla preparazione sempre maggiore che hanno le persone che vengono a mangiare nei miei ristoranti. C'è una maggiore conoscenza delle materie prime e dei piatti. Così come è enormemente cresciuta la disponibilità di prodotti italiani di qualità nei supermercati di tutto il mondo". A questo proposito Locatelli racconta un aneddoto legato a Luciano Pavarotti: "Per farvi un esempio, nel 1985 ebbi grande difficoltà ad accontentare la richiesta di mozzarella per una cena del grande tenore nel mio ristorante a Londra. Dovetti spedire di corsa un mio aiutante a Soho per trovarla. Oggi, in tutti i migliori supermarker di Londra ma anche tra i distributori per ristoranti si trova una grande varietà di formaggi italiani di qualità, da quelli freschi a quelli stagionati, dalla mozzarella di bufala al formaggio di fossa. E questo vuol dire aver dato una bella spinta all'export", ribadisce. Cosa l'ha convinta, dopo diverse esperienze televisive nel Regno Unito, ad accettare il ruolo di giudice a 'MasterChef Italia'? "Proprio il fatto che ho realizzato molte cose in Inghilterra ma non in Italia. E quando l'anno scorso sono stato ospite del programma e ho potutto constatare il livello della produzione mi sono convinto che mi sarebbe piaciuto. E così è stato". Il livello dei concorrenti, avverte Locatelli, è "molto alto": "Sarà una sfida affascinante e dall'esito per niente scontato". Già nella fase di selezione, durante il Live Cooking della prima puntata e nella successiva prova dell’Hangar che serviranno ad arrivare ai 20 cuochi amatoriali concorrenti, si avrà un assaggio delle grandi potenzialità dei candidati. Poi inizierà la gara vera e propria, caratterizzata dalle prove ormai note al pubblico televisivo: la Mystery Box, l’Invention Test e il temutissimo Pressure Test. Oltre alle prove in esterna. I meccanismi delle prove impegneranno duramente gli aspiranti chef, che dovranno mostrare tutte le loro conoscenze e competenze tecniche, senza trascurare la creatività che farà venire fuori, nel bene e nel male, anche le loro peculiarità caratteriali. Per Locatelli, la 'durezza' delle simulazioni è importante anche "per non incorrere nell'errore più comune di alcuni cooking show: mitizzare la figura dello chef senza sottolineare il grandissimo impegno e le tante rinunce che implica questa professione". "È vero che è un ruolo ben pagato ma è vero anche che si lavora molto duro, una gran quantità di ore, in ogni momento dell'anno, pure durante le feste di Natale o di Pasqua. E che non tutti riescono a raggiungere il successo. Questo bisogna spiegarlo ai ragazzi che ora affollano le scuole alberghiere: non è una comoda passeggiata verso il successo". E a spiegarlo al pubblico di 'MasterChef' Italia' ci penseranno anche ospiti del calibro di Marco Pierre White, l’enfant terrible dell’alta cucina, profeta del gastro–punk e vera rockstar della ristorazione, del re della pasticceria Iginio Massari e del cuoco tedesco premiato in carriera con 3 stelle Michelin, Heinz Beck.

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