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Uno Bianca, i fratelli Savi nello stesso carcere

domenica 7 gennaio 2018

2' di lettura

Bologna, 3 gen. (AdnKronos) - Fabio Savi e il fratello Roberto sono nello stesso carcere a Bollate (Milano). La notizia, alla vigilia della commemorazione dell'eccidio del Pilastro, è confermata dall'avvocato di Fabio Savi, Fortunata Copelli. "Il mio assistito - spiega Coppelli all'Adnkronos - ha fatto solo una richiesta, quella di essere trasferito, ed è stata accolta: è stato trasferito a Bollate (Milano)" dal carcere di Uta (Cagliari). Nello stesso carcere sta scontando l'ergastolo il fratello di Fabio Savi, Roberto. Tornano vicini, dunque, due dei killer della banda della Uno Bianca che tra il 1987 e il 1994 uccise 24 persone e ne ferì oltre cento tra Bologna, la Romagna e le Marche. La banda era composta dai fratelli Roberto, Fabio e Alberto Savi e da Pietro Gugliotta, Marino Occhipinti e Luca Vallicelli. Ciascuno dei fratelli Savi sta scontando l'ergastolo. I due fratelli sono nello stesso carcere da qualche mese. "Da quello che mi risulta non sono nella stessa sezione" dice stringatamente l'avvocato Copelli. Se i due fratelli volessero incontrarsi, la richiesta di colloquio dovrà essere valutata dal direttore del carcere. Nel 2016 Fabio Savi aveva intrapreso uno sciopero della fame nella casa circondariale di Uta (Cagliari) in cui era detenuto per essere trasferito. Aveva chiesto, infatti, un pc per poter scrivere libri, quindi senza collegamento internet, e di poter svolgere un lavoro per mantenersi, tutte cose che si possono ottenere in una casa di reclusione e non in una casa circondariale come quella del Cagliaritano. Il legale di Fabio Savi non ha voluto rilasciare commenti in concomitanza con la commemorazione dell'eccidio del Pilastro. "Non tocca a me" spiega e aggiunge: "Dal punto di vista giudiziario per Fabio Savi non è cambiato nulla, siamo fermi". PROTESTE DELL'ASSOCIAZIONE VITTIME - "E' una cosa molto grave, la gente non ha tenuto conto che due delinquenti di quella risma lì non dovrebbero stare insieme". Così all'AdnKronos Rosanna Zecchi, moglie della prima vittima della banda e presidente dell'associazione delle vittime. "Purtroppo è successo - conclude Zecchi amareggiata -. Ora sono nello stesso carcere a farsi compagnia"

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