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Vittorio Feltri: "Questa politica sembra un cabaret"

di Matteo Legnani domenica 6 maggio 2018

3' di lettura

In oltre settanta anni di Repubblica, gli italiani ne hanno viste di ogni colore e sono abituati alle peggiori sceneggiate della politica. Hanno maturato nel loro animo una dose industriale di cinismo che consente di sopportare qualsiasi personaggio, benché stupido. Tuttavia quello che sta succedendo a Roma negli ultimi due mesi è straordinariamente assurdo. I partiti sembrano, anzi sono, bande di avventurieri scapestrati alla ricerca spasmodica di una poltrona che garantisca un ricco sussidio. Ricco si fa per dire, comunque molto superiore all' indennità di disoccupazione. Onorevoli e senatori se ne infischiano del Paese traballante: pensano alla propria sopravvivenza e aspirano ad andare al governo, sottovalutando il fatto che per andarci bisogna costituire una maggioranza su una base programmatica condivisa. Questi non sono dettagli eppure vengono trattati come tali, cosicché qualunque fesso si propone quale candidato premier senza porsi il problema di cosa fare e con chi farla. Un poderoso contributo di confusione è stato portato dai grillini, che, forti del 33 per cento raccattato nelle urne, sono convinti di essere diventati padroni assoluti dei nostri destini. C' è un impazzimento generale che produce uno spettacolo raggelante in chi lo osserva e non lo comprende. Siamo a teatro e vediamo sul palcoscenico degli sbandati i quali si muovono come nella famosa ammuina napoletana. Corrono di qua e di là, in su e in giù tanto per creare casino e suscitare l' impressione nel popolo di darsi da fare. Risultato. La legge elettorale che si sono regalati collegialmente è degna della pattumiera: costruita apposta per non affidare ad alcuno il timone. Evidentemente non l' hanno realizzata con l' intento di vincere, ma con quello di non perdere. E in effetti hanno perso tutti. Viene il sospetto, suffragato dalla realtà, che siano idioti e da idioti reagiscano alle difficoltà in cui si sono volontariamente ficcati. Forse la sto mettendo un po' troppo sul drammatico. Viceversa viviamo in una situazione che ricorda il cabaret, dove ciascun attore punta a strappare una risata al pubblico. Siamo immersi in un clima dopolavoristico che impedisce a chiunque di prendersi sul serio. Se guardiamo in faccia Di Maio o Fico abbiamo la sensazione di essere su Scherzi a parte, programma tv specializzato in burle. La scena quotidiana che si ha sotto gli occhi ricorda il Bagaglino, l' opera settimanale televisiva di Pingitore, che però aveva un profilo più alto ed elegante di certa gente. Leggi anche: Vittorio Feltri: "Di Maio è un bullo e di Fico non ci si può fidare" Non si registra nella Capitale un episodio meritevole di attenzione. Nei saloni dorati delle Camere si levano chiacchiericci incomprensibili, dissennati. Impossibile prevedere in che modo andrà a finire la lotta per il potere, scambiato per un podere e bistrattato con la vanga da omuncoli privi di scrupoli. Non ci resta che prendere un Alka seltzer per digerire questa robaccia disgustosa e ripetitiva. Ora si continua a discutere e a litigare negli studi tivù nei quali si esalta la stupidità degli ospiti, la loro incoerenza e incapacità di concludere. C' è chi spera di andare presto a nuove elezioni e non si rende conto che esse servirebbero soltanto a ribadire lo sfascio di una democrazia sempre più scemocrazia. Nel frattempo proponiamo Beppe Grillo capo dello Stato, il più adatto nella presente fase comica. di Vittorio Feltri

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vittorio feltri

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