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Pietro Senaldi: "Perché la capotreno anti-zingari va promossa"

di Cristina Agostini domenica 12 agosto 2018

2' di lettura

Vietato accusare di razzismo la capotreno che dall'altoparlante ha «pregato i passeggeri di non dare monete ai molestatori» e invitato i postulanti «a scendere perché avete rotto», rincarando la dose riguardo agli zingari: «Giù alla prossima fermata, avete rotto i c». Chiunque la critichi, salga al suo posto su un convoglio di Trenord e ci passi tutti i giorni otto ore per poco più di duemila euro al mese. Poi se ne riparla. Lo sfogo della signora, che impropriamente giornali e tv hanno battezzato «annuncio choc», è un grido di esasperazione e dolore. Di più, è una rivendicazione di decoro e civiltà. Non è xenofobia ma semplice lotta per la sopravvivenza. Leggi anche:  Per la capotreno e contro gli zingari, Salvini scatenato: "Pronto a tutto. Dovreste..." Invitiamo Trenord a non punire la sua capotreno, tantomeno a licenziarla, come si paventa in queste ore, bensì a promuoverla. Con quel robusto invito ha difeso se stessa, la sua azienda, i suoi sottoposti, i passeggeri e il Paese. La capacità di indignarsi e dire basta di fronte al degrado sociale, ai pendolari importunati da parassiti e ladri, alle violenze delle bande dei latinos, è indice di senso civico, tradisce un bisogno di legalità e ordine, equivale a tirare su dal pavimento una cartaccia e depositarla nel cestino. Il personale ferroviario sui treni dei pendolari è abbandonato a se stesso. I convogli sono luoghi di lavoro per zingari e postulanti e ring dove bande di giovani extracomunitari si esercitano. Se un passeggero si lamenta, rischia il cazzotto, se il ferroviere chiede di mostrare il biglietto viene malmenato, tant' è che nessuno si azzarda più a farlo. L' invito a «non rompere» non è discriminatorio, perché condanna un comportamento, non uno status. Forse suona eccessivo alle orecchie degli alfieri del politicamente corretto ma a questo punto varrebbe la pena riconsiderare il concetto: è più corretto schierarsi con i malfattori o con chi li combatte? Noi di Libero abbiamo pochi dubbi. Stare dalla parte degli oppressi e degli onesti è preferibile rispetto a difendere chi li importuna. Sui treni, gli oppressi sono i pendolari. La capotreno ha interpretato il sentimento comune di tutti i viaggiatori e della maggior parte degli italiani. I benpensanti diranno che ne ha assecondato i bassi istinti, ma non è così. Una civiltà, per restare tale, deve sapersi difendere e mettere dei paletti a chi ne vuole sovvertire le regole, etiche, legali e di convivenza. Dire a brutto muso che la gente non ne può più è servizio pubblico, e la signora in divisa l' ha svolto perfettamente. di Pietro Senaldi

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