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Migranti: dalla Guinea a Pozzallo, la storia di Buba 'Grazie Italia'

domenica 14 gennaio 2018

2' di lettura

Palermo, 8 gen. (AdnKronos) - "Ci hanno messo su un gommone in 125, in piena notte. Ci hanno detto: 'Seguite quella stella là'. È molto pericoloso: se sei fortunato incontri le grandi navi che ti portano in salvo altrimenti muori. Ho visto morire tanti miei amici". Buba, 17 anni, ce l'ha fatta. Lui dal suo Paese, la Guinea, è scappato per "questioni politiche" e da poco più di un anno vive a Pozzallo in provincia di Ragusa. Il viaggio non è stato facile. "Sono fuggito attraverso il Mali - ricorda -, passando per il deserto... e lo sapete cosa vuol dire il deserto". Poi la sosta in Algeria per cinque mesi. "Facevo lavori duri, senza essere pagato, ma non avevo altra scelta". In Libia è stato messo in prigione. "Sono stato fortunato, ci sono rimasto solo un mese - racconta -. Alcuni miei amici ci sono rimasti anche un anno. Lì ci offendevano, ci facevano fare lavori duri, niente acqua, cibo qualche volta". "Poi ci hanno detto di chiamare le nostre famiglie - prosegue Buba - e di farci mandare tanti soldi. Ci hanno messo in un gommone in 125, in piena notte". A Pozzallo Buba è arrivato il 27 settembre del 2016 e qui ha conosciuto la forza dell'accoglienza. "Mi hanno aiutato tantissimo - dice -. Ho iniziato la scuola di alfabetizzazione, mi sono iscritto alla scuola media e l'ho superata, ora studio al Nautico. Sono a Pozzallo da un anno e quattro mesi. Non posso dire di avere amici, lo so, devo dimostrare di essere un bravo ragazzo, la gente si deve fidare". Accoglienza, ma anche diffidenza. "Quando qualcuno mi dice 'nero' - spiega -, io sorrido: è vero, è il colore della mia pelle. Voglio, però, dire che il pregiudizio non è giusto, prima di giudicare una persona devi conoscerla. Devo anche dire grazie, però, con il cuore, per tutto quello che ho ricevuto qui. Ora sto bene". Il racconto di Buba, che non era previsto, ha messo un 'sigillo' forte alla veglia di preghiera interreligiosa per la pace promossa dalla Caritas diocesana di Noto e dalla comunità missionaria intercongregazionale, a Modica, a Villa Polara.

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