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Pessi: "Salario minimo è idea di Renzi 'tutele al di là contrattazione'"

domenica 14 gennaio 2018

2' di lettura

Roma, 8 gen. (Labitalia) - La proposta di istituire un salario minimo legale, avanzata dal segretario del Pd Matteo Renzi in un'intervista rilasciata a QN "è il completamento dell'idea, del progetto politico di Renzi sul lavoro, ossia di uno sviluppo di tutele che vadano al di là della contrattazione collettiva, aspetto, quest'ultimo, verso il quale Renzi non ha mai mostrato una particolare propensione: ricordiamo cosa ha fatto con gli 80 euro, per i quali i sindacati non sono stati proprio coinvolti". Così Roberto Pessi, giuslavorista e prorettore alla didattica della Luiss Guido Carli, commenta con Labitalia l'ultima proposta di Matteo Renzi. "L'idea di stabilire un salario minimo legale non è nuova -ricorda Pessi- perché già nel Jobs Act c'era una delega al governo proprio su questo. Delega che, però, non si è mai concretizzata a causa dell'opposizione delle tre grandi confederazioni sindacali". Secondo Cgil, Cisl e Uil, aggiunge Pessi, "istituire una cifra oraria minima come salario rischia di disincentivare la contrattazione collettiva, perché avendo già un minimo il datore di lavoro non è incoraggiato a contrattare una cifra più alta". D'altro canto, però, sottolinea il giuslavorista, "la proposta di Renzi si richiama alle esperienze di 22 dei 27 Paesi dell'Unione europea, che hanno tutti un salario minimo legale". E tra i pro di questo provvedimento, ragiona Pessi, "ci sarebbe il fatto che anche quei lavoratori che non godono di una contrattazione collettiva, e che in Italia sono tanti (quasi il 50% dell'intera popolazione al lavoro), sarebbero tutelati in busta paga almeno da un minimo". Si tratta, precisa Pessi, "di fasce ampie di lavoratori, da quelli che lavorano nei piccoli esercizi e nella piccola distribuzione, a molti dei lavoratori domestici e dei precari". E qui si innesta un altro punto a favore della proposta di Renzi: "La capacità che potrebbe avere di far emergere fasce di lavoro che attualmente sono 'sommerse' perché il costo sarebbe conveniente". Quanto al conflitto coi sindacati "è prevedibile", aggiunge il professore che ricorda: "Però, anche tutti gli accordi fatti dai sindacati con Confindustria e associazioni datoriali non hanno molto funzionato se la metà dei lavoratori in Italia, di fatto, non ha tutele contrattuali".

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