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MACHETE A BRUXELLES E SPADA A LONDRA.

L'utilizzo di armi lunghe è voluto o casuale?
di Andrea Bisaschi domenica 27 agosto 2017

2' di lettura

Ieri sera con gli attacchi terroristici avvenuti prima a Bruxelles poi a Londra, l'Europa è ripiombata per l'ennesima volta nel terrore. Due lupi solitari, prima uno nella capitale belga, poi un altro in quella inglese, hanno colpito degli agenti di polizia e dei militari. Per fortuna nessuno degli operatori ha riportato ferite gravi. I due assalitori, a distanza di pochi minuti l'uno dall'altro, in nazioni diverse hanno utilizzato armi simili contro obiettivi simili.  Perché? Proverò a dare una mia interpretazione agli agguati. Il primo in ordine di tempo è avvenuto a Bruxelles, quando un somalo d'una trentina d'anni si è scagliato contro i militari con un machete, arma da taglio che può arrivare ai 60 cm. di lunghezza. Poco dopo a Londra nei pressi di Buckingham Palace, gli agenti della sorveglianza alla residenza della regina Elisabetta, sono stati attaccati da un uomo, di cui ancora non sono note le generalità, con una spada lunga. Da quanto riferito dal capo dell'anti-terrorismo di Scotland Yard Dean Haydon, la spada utilizzata supera abbondantemente il metro di lunghezza. Le armi lunghe hanno un evidente vantaggio tattico rispetto alle armi corte in quanto permettono all'aggressore di avere un raggio d'azione di attacco molto più ampio rispetto ad un semplice coltello. Se l'obiettivo di questi estremisti è colpire il maggior numero di persone possibile nel minor tempo possibile prima di essere fermati, ecco spiegato l'utilizzo di queste armi che consentono di raggiungere con colpi di taglio un più alto numero di vittime. La strategia di colpire gli operatori delle forze dell'ordine ha un duplice significato. Il primo è abbastanza evidente, attaccare gli agenti di polizia che sono i difensori delle istituzioni che rappresentano, significa attaccare il cuore dell' Occidente e della democrazia occidentale. Il secondo è un significato che investe maggiormente la sfera emozionale, per questo ancora più devastante per l'equilibrio psichico dei cittadini ovvero, attaccare coloro che tutelano la sicurezza pubblica, significa lasciare la gente indifesa e quindi vulnerabile. In più gli agenti di polizia, iniziando a sentirsi presi di mira come bersagli principali, potrebbero rischiare di togliere l'attenzione necessaria a proteggere i cittadini e i punti sensibili delle città. La strategia del terrore è in continuo cambiamento ed evoluzione, per questo motivo i servizi di intelligence occidentali devono lavorare in modo sinergico sulla previsione del rischio. Solo così è possibile mettere in atto strategie di prevenzione e protezione efficaci.

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