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Mafia: sequestro Dia Trapani, dietro mercante d'arte l'ombra del boss Messina Denaro

domenica 19 novembre 2017

2' di lettura

Palermo, 15 nov. (AdnKronos) - Dietro il mercante d'arte Giovanni Franco Becchina di 78 anni, a cui oggi la Dia di Trapani, ha sequestrato beni "per un valore di svariati milioni di euro", ci sarebbe l'ombra del boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro. E' quanto emerge dall'inchiesta che ha portato al maxi sequestro dei beni, tra cui una villa secolare. "A gestire le attività illegali legate agli scavi clandestini ci sarebbe stato l’anziano patriarca mafioso, Francesco Messina Denaro", dicono gli inquirenti "poi sostituito da suo figlio: il latitante Matteo Messina Denaro", ricercato da più di 30 anni. Secondo alcuni collaboratori di giustizia, ci sarebbe stato proprio Francesco Messina Denaro dietro il furto del famoso Efebo di Selinunte, statuetta di grandissimo valore storico archeologico trafugata negli anni Sessanta e poi recuperata. "Lo svolgimento da parte di Becchina di un fiorentissimo traffico internazionale di reperti archeologici, di durata trentennale, è stato attestato nella sentenza emessa in data 10 febbraio 2011 dal Gup di Roma, mentre l’esistenza di cointeressenze economiche tra il proposto ed esponenti di spicco della consorteria mafiosa, oltre che dalle dichiarazioni di numerosi e qualificati collaboratori di giustizia, tra cui Rosario Spatola, Vincenzo Calcara, Angelo Siino e Giovanni Brusca", dicono gli inquirenti "è stata accertata, in via definitiva, dal Tribunale di Agrigento che, al termine del procedimento di prevenzione celebratosi a carico del noto imprenditore mafioso Rosario Cascio, con decreto del 21 giugno 2011 ha disposto, tra l’altro, la confisca della Atlas Cementi S.r.l., società costituita nel 1987 proprio da Becchina e della quale Cascio era entrato a far parte nel 1991". Emigrato dalla natia Castelvetrano in Svizzera, dopo aver subìto una procedura fallimentare, nel 1976, Becchina a Basilea, trovava lavoro come impiegato in una struttura alberghiera. In seguito, intraprendeva l’attività di commercio di opere d’arte e reperti archeologici, avviando la ditta Palladion Antike Kunst. Già nel 1992, sulla base delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Rosario Spatola e Vincenzo Calcare, che lo indicavano come vicino sia alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, che alla famiglia mafiosa di Castelvetrano, per conto della quale avrebbe trafficato reperti archeologici, Becchina era stato indagato per concorso in associazione mafiosa.

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