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Mafia: 23 dicembre 1984, alle 19.08 l'eccidio sul Rapido 904/Adnkronos (5)

domenica 18 maggio 2014

2' di lettura

(Adnkronos) - Passa un anno intero da quella notte, per vedere il primo intervento della giustizia. E' il 9 gennaio 1986, quando l'allora pubblico ministero Pierluigi Vigna, firma una serie di ordini di cattura, contro il cassiere di Cosa Nostra, Pippo Calo', ma anche contro Giuseppe Misso, boss del rione Sanita' di Napoli. Nell'ordinanza di rinvio a giudizio, i giudici di Firenze scrivono che la strage sul Rapido 904 sarebbe stata suggerita "con lo scopo pratico di distogliere l'attenzione degli apparati istituzionali dalla lotta alle centrali emergenti della criminalita' organizzata che in quel tempo subiva la decisiva offensiva di polizia e magistratura per rilanciare l'immagine del terrorismo come l'unico, reale nemico contro il quale occorreva accentrare ogni impegno di lotta dello Stato". L'iter giudiziario e' complesso e si scontra con una serie di punti irrisolti, sui quali, a distanza di anni, non si riesce a fare chiarezza. Nell'ultima sentenza, quella definitiva, che condanna all'ergastolo Pippo Calo' e il suo braccio destro, Guido Cercola, i giudici scrivono che c'e' un'alleanza stretta tra settori di Cosa nostra e della Camorra napoletana, alla base dell'eccidio sul Rapido 904. Ma esistono ancora zone grigie e altre ancora piu' buie, quelle che portano ai mandanti della strage di Natale. Neppure cinque processi hanno saputo spiegare la motivazione reale e profonda di quell'eccidio. Perche' un gruppo di criminali mafiosi decide di mettere una bomba su di un treno? Qual e' il loro progetto? Perche' la criminalita' organizzata sceglie una strada chiaramente eversiva? Una azione 'anomala', spiegano le migliaia di pagine delle motivazioni delle sentenze. (segue)

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