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Mafia: 23 dicembre 1984, alle 19.08 l'eccidio sul Rapido 904/Adnkronos (6)

domenica 18 maggio 2014

2' di lettura

(Adnkronos) - Nel 1984 qualcosa si rompe nell'equilibrio tra mafia e politica. I magistrati siciliani battono a tappeto il palermitano. Inizia la vera lotta alla mafia. I boss hanno le mani legate, non riescono a muoversi con la liberta' che gli era tacitamente riconosciuta fino solo a qualche tempo prima. L'era degli attentati terroristici e' finita, pensano, e gli inquirenti possono concentrarsi nella guerra alle associazioni malavitose. Ecco il movente, ricostruito nelle pagine della sentenza, "l'organizzazione mafiosa dovette compiere un gesto clamoroso e gravissimo al fine di distogliere momentaneamente da essa l'impegno repressivo ed investigativo dello Stato". Lo dice la pronuncia della Corte di Appello di Firenze del 14.3.1992 passata in giudicato. Cosa nostra, insomma, ha affidato a quella bomba un messaggio depistante, rivolto anche allo Stato. E' come se dicesse: "la stagione degli attentati non e' finita, non vi illudete che possiate tornare a prendervela con noi, allentate la tensione e vedrete che la situazione tornera' tranquilla". Lo confermera' qualche anno dopo persino Tommaso Buscetta, il primo pentito che ha gettato luce su un mondo che fino ad allora era rimasto sommerso. Dopo il sangue, il terrore, il vuoto, i familiari delle vittime hanno affrontato la vicenda processuale. In primo e in secondo grado la magistratura, in base alle risultanze raccolte dagli inquirenti, condanna all'ergastolo Pippo Calo' ed i suoi uomini per l'esecuzione materiale del reato di strage, mentre un'accertata fattiva collaborazione di elementi di spicco della camorra quali Giuseppe Misso, porta nei suoi confronti, ed in quelli dei suoi uomini, a pesanti condanne detentive, ma per reati diversi, che vanno dalla detenzione di esplosivo all'associazione mafiosa con l'aggravante dell'eversione. (segue)

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