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Giannini, ecco i retroscena della trattativa con la Rai

di Lucia Esposito domenica 10 agosto 2014

3' di lettura

]Dopo tanti tentennamenti, pare che l’accordo ci sia. Certo, ancora nulla di ufficiale, niente comunicati da viale Mazzini. Solo voci di corridoio. Ma parecchio bene informate. Massimo Giannini avrebbe firmato per condurre la nuova versione di Ballarò, dopo che Giovanni Floris ha preso il volo verso La7. Ed ecco che si alza uno dall’ultima fila e domanda, stranito: «Giannini chi?». Diciamo subito che in Rai questo genere di domande non porta molto bene. Enzo Siciliano lo chiese riferendosi a Santoro («Michele chi?») e non rimediò una gran figura. Tuttavia il nostro non è esattamente una rockstar. Piuttosto, è uno che in tv si vede spesso, anche se magari non buca il video come Fiorello. Trattasi dell’attuale vicedirettore di Repubblica, che alle prime apparizioni sfoggiava una chioma fluente da sinistra-bene e da qualche tempo ha optato per una rasatura militaresca, da trincea antiberlusconiana, con barbetta caprina a stemperare. Oddio, non è che Giannini si distingua per l’uso del bazooka. Nella truppa di Ezio Mario è uno dei più moderati (se da quelle parti si può essere moderati nello schifare chi sta a destra del Pd). Negli anni si è fatto notare più che altro per alcuni memorabili articoli su Affari e Finanza, il supplemento economico di cui si è preso la responsabilità. Per esempio quello in cui definì Smirne «una piccola città marinara, avamposto di una Grecia in crescita ma ancora lontana dagli standard di competitività e di efficienza europei». Peccato che Smirne si trovi in Turchia, di cui è una delle città principali, con oltre tre milioni di abitanti. Oppure quell’altro pezzo in cui scrisse che Berlusconi è tanto matto che potrebbe «candidare il suo cavallo, come fece Catilina». E invece l’aneddoto dell’equino in politica è da attribuire a Caligola. Ma sono inezie, dai. Di sicuro, quel che si noterà di Giannini in Rai, almeno all’inizio, è il contratto. Pare che a Repubblica il direttore Ezio Mauro non fosse molto propenso a concedergli l’aspettativa per regalarlo a Raitre. E dunque? Beh, dunque deve sopperire viale Mazzini. La cifra che gira varia tra i quattrocento e i quattrocentocinquantamila euro lordi l’anno. A quanto si dice, per ora l’accordo vale una stagione. Ma non è detto che sia prolungato per un altro paio. Niente male. Specie se si considera, appunto, che non stiamo parlando di un peso massimo. Magari lo diventerà, ma per adesso esperienza di conduzione Giannini non ne ha granché. In un momento in cui la priorità, in Rai, dovrebbe esser quella di ridurre gli sprechi e tagliare il tagliabile (il piano di Gubitosi pare che veleggi sui cento milioni), normale che ci sia qualche perplessità al momento di imbarcare un giornalista a cifre tanto consistenti. Oh, poi tutto può accadere. Magari il medesimo Gubitosi è sicuro di vincere la scommessa: glielo auguriamo. Nel frattempo, c’è da registrare un’altra vittoria schiacciante: quella del gruppo Espresso-Repubblica. In pratica, ha colonizzato Raitre. Oltre a Giannini, c’è un piccolo esercito. Concita De Gregorio, l’editorialista di punta (e di tacco) del giornale, ha avuto in dotazione la trasmissione Pane quotidiano, deliziando ogni dì il pubblico con le sue perle di saggezza. Corrado Augias nel terzo canale praticamente ci vive, fa parte della scenografia. A Lucia Annunziata, direttrice dell’Huffington Post, spetta di diritto una mezzora settimanale. Il bravo Marco Damilano è presenza fissa a Gazebo il programma serale di Zoro. Non si capisce dunque perché Giannini dovrebbe lasciare il quotidiano e gravare sulle spalle dei contribuenti. Può tranquillamente continuare a lavorare per Repubblica dalle stanze di Raitre. Tanto i suoi colleghi sono tutti lì. Francesco Borgonovo  

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