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Dalla Seredova alla D'AmicoRicco, bravo e donne da urloBuffon è davvero il numero uno

di Lucia Esposito domenica 26 gennaio 2014

3' di lettura

I bambini amano fare un gioco: chi vorresti essere? Fanno nomi di supereroi, cantanti o attori celebri, campioni dello sport. A un certo punto arriva il guastafeste che risponde: nessuno, sono me stesso e basta. È il passaggio nell’età adulta.  Bene, io sono adulto e dico: mica male essere Gianluigi Buffon. E un altro risponde: ma che fai lo invidi? No, per carità, e perché mai dovrei invidiare un uomo che, giocando da portiere, che era il mio stesso ruolo nelle partitelle estive, a 35 anni ha vinto scudetti, un campionato del mondo, innumerevoli premi come portiere migliore del decennio, dell’anno, del quarto di secolo, del secolo (sembrano esagerazioni ma sono tutti riconoscimenti veri, elargiti al portierone dall’Istituto internazionale di storia e statistica del calcio, riconosciuto dalla FIFA), che presumibilmente è ricco sfondato, che fa un lavoro che in realtà è un gioco, che si è messo alle spalle con orgoglio e sprezzatura le ombre di un’inchiesta sul calcio scommesse, che quando è intervistato non spiccica quelle solite quattro banalità in croce sul «mister», «il gruppo», «lo spogliatoio» e «ora l’importante è pensare alla prossima partita» ma dimostra di avere una personalità, un cervello, anche un carattere. E ancora, perché dovrei invidiare uno che, proprio perché non è solo un automa paratutto, ma ha una psicologia un po’ più complessa, ha pure le sue fasi melanconiche, le sue depressioni, ma le lascia sfogare e riesce a rialzarsi da quelle sabbie mobili che tragicamente hanno inghiottito altri, e viene in mente la tragica storia di Agostino di Bartolomei, il capitano della Roma di Liedholm.  Macellaio galeotto Buffon non ha lo sguardo scavato, fosco di quello sfortunato campione, ha gli occhi celesti che abbagliano le donne, e a questo proposito perché dovrei invidiare un uomo che, oltre a tutti i successi elencati, ha sposato la modella ceca Alena Seredova, che più che una donna è un patrimonio estetico tutelato dall’Unesco. Come dite? L’ultimo gossip sarebbe che Buffon e la Seredova sono in rotta? E che lei avrebbe trovato consolazione nelle nerborute attenzioni di un professionista addetto alla sfilettatura e vendita al dettaglio delle carni vaccine, ovine e galliformi, insomma, un macellaio? Brutta storia, ma se voi pensate che Buffon sia il tipo che passa mesi a concedere ammorbanti interviste ben ricompensate versando lacrime sul naufragio coniugale, be’, non avete proprio capito il tipo. Allora sarà bene che vi metta al corrente dell’ultimissimo gossip, che viene dalla fonte più autorevole in materia, nientemeno che Alfonso Signorini, il quale ne ha parlato ieri nella sua trasmissione su Radio Monte Carlo. La voce raccolta, in attesa di verifiche, smentite, precisazioni, e il solito codazzo di arsenico e vecchi merletti, è che Buffon, lungi dall’essere distrutto dal dolore per l’incrinarsi dell’armonia con la statuaria moglie, si sarebbe incapricciato, non sappiamo ancora con quanta corrispondenza di amorosi sensi, di Ilaria D’Amico (separatasi la scorsa estate dal marito imprenditore) che, con rispetto parlando, è una conquista per la quale scambieremmo tutti gli scudetti, le coppe del mondo, i primati nelle statistiche annuali, decennali e secolari, e anche la parlantina sciolta davanti ai microfoni: per Ilaria, saremmo disposti a discettare di «gruppo» e «spogliatoio» fino alla morte cerebrale, se così lei gradisse. Non so se avete presente Ilaria D’Amico. Come dite? Che la domanda è cretina, e ce l’avete presente benissimo? Ma certo, infatti era una domanda retorica. Avrei dovuto dire: non so chi non abbia presente Ilaria D’Amico.  L’italiano medio Ora, comunque, secondo la voce di solito ottimamente informata di Signorini, di certo ce l’ha molto ben presente Buffon. E allora perché mai un italiano qualunque, un italiano medio come si dice, adulto, con la sua famiglia magari non perfetta ma solida, uno stipendio non esorbitante ma nemmeno da fame, dovrebbe desiderare con un colpo di bacchetta magica di trasformarsi in Buffon, con annessi e connessi? Ma no, figurarsi, preferisco essere me stesso. Ecco, l’ipocrisia. Al volo uno vorrebbe essere Buffon. Fare quella vita, alzare la coppa, stringere quelle pupe (scusate il termine signore femministe, è solo un modo di dire un po’ scanzonato) incassare quelle cifre, passare da una meraviglia all’altra restando il numero uno che infonde sicurezza a tutta la squadra. Né ci sentiamo di fare come gli antichi Greci, che ammonivano i mortali dal peccato di tracotanza, di avere troppo dalla vita. Non siamo né antichi né greci e diciamo: beato lui. Giordano Tedoldi  

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