Il GP di Singapore doveva raccontare altro. Si attendevano caos o quanto meno fasi movimentate, si aspettavano una lotta maggiormente serrata ed epiloghi sorprendenti. In realtà, nulla è cambiato e non fosse stato per lo sfortunato Rosberg e una safety car birichina, le due ore di gara avrebbero avuto poco da dire (situazione paradossale vista l'enormità di chiacchiere tra mercato e nuovi regolamenti della vigilia). Gli infiniti giri lungo la Marina Bay hanno visto protagonisti affidabilità e strategia, due leitmotiv della Formula1 passata e moderna, che, per quanto importanti e fondamentali, risultano in definitiva aspetti fin troppo decisivi ai fini del risultato. A prescindere dall'abilità e dal talento della persona nonché dalla prestazione della macchina, Hamilton gioisce come un bambino cui sono state regalate troppe caramelle, Vettel suda troppo su una pista amica e Ricciardo, meno pimpante del solito, frega Alonso. L'asturiano e la sua Ferrari, sempre al centro dei riflettori anche quando non richiesto, costruiscono bene, confidano e persistono, concretizzando pur delusi dalla posizione finale e beffati dal destino. Fernando è orgoglio, è onore e rinnova professionalità e impegno in un momento complicato anche a livello personale ( di cui il lauto stipendio non è necessariamente una garanzia). Segnali incoraggianti e riscontri positivi fanno da contraltare alle minime illusioni. La Mercedes continua a viaggiare col vento in poppa, su un tracciato sinuoso ed esigente per le vetture ha terminato ancora una volta davanti a tutti. Le caratteristiche della pista hanno permesso alla concorrenza sì lampi di competitività, ma difficilmente ripetibili in altri contesti considerando che senza Nico, per ovvi motivi, il ritmo è stato conservativo. Singapore doveva essere la rivoluzione o almeno un suo accenno, alla fine si è ridotto a molto rumore per nulla, lo stesso “rumore” che doveva essere bandito nella comunicazioni box-pilota. L'unico a pagare pegno e a subire un stravolgimento sgradito è l'ex leader di classifica, che trama il riscatto, pretende un confronto basato solo sui meriti. di Giulia Volponi