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Filippo Facci: la libertà di espressione di Fedez è una querela per fare quattrini

di Giulio Bucchi domenica 17 maggio 2015

3' di lettura

Pure la querela di Fedez ci dobbiamo sorbire. Anzi no, non è una querela: è una diffida che paventa anche una causa civile, e cioè qualcosa che punta direttamente a soldi da incassare «una composizione bonaria della vicenda», come hanno scritto i legali di Fedez. Che poi no, non è Fedez, si chiama «artista Federico Leonardo Lucia in arte Fedez» e sottolineiamo «Lucia» perché si sta confermando un rapper per femminucce, per bambine, uno che se la tira da duro e poi corre dagli avvocati perché gli hanno fatto la bua all’onore. Per inciso: il suo onore varrebbe 200mila euro, questo dopo «una campagna mediatica denigratoria» «tra i cui principali protagonisti si annoverano Filippo Facci e il quotidiano Libero». In termini di immagine, è come se un pugile beccasse una castagna sul naso e rispondesse con una denuncia. Anzi, denunce: perché pare che abbia fatto la querelina anche ad altri - tra questi Nicola Porro di Virus - e chiesto soldi di conseguenza, il tutto sermoneggiando sulla libertà d’espressione: un vero capolavoro per chi, il 5 maggio scorso, dopo le devastazioni dei black bloc e le critiche subite, si era lamentato dei giornalisti parlando di «un chiaro esempio di repressione, disinformazione e limitazione della libertà di espressione». Poi è apparso a Servizio Pubblico (monologo senza contraddittorio, da quelle parti si usa così) e ha parlato di riferimenti a «dichiarazioni da me mai fatte». Ora non vi angustieremo con tutto il riassunto delle puntate precedenti e con tutte le sparate del rapper in carta bollata. Il rapper per bambine, dopo le prime avvisaglie di devastazioni milanesi da parte dei Black Bloc in attesa di consacrarsi il giorno dopo, aveva detto questo: «I danni dei NoExpo sono poca cosa in confronto alle infiltrazioni mafiose e le speculazioni economiche di Expo». E questa frase Libero ha riportato: altro che dichiarazioni mai fatte. Poi abbiamo scritto che il rapper in carta bollata aveva detto anche questo: «Gli edifici imbrattati sono proteste, non vandalismo». Al che, visto il benaltrismo da cattivo maestro e da cattivo studente, qui si è scritto che ragionando così, beh, vuol dire che se gli tirassi tre sberle - come quelle che ha preso Milano - poi potrei dirgli che «sono poca cosa in confronto» chessò, alla fame nel mondo, dirgli che allora anche le mie non sono sberle ma sono proteste. Scritto, sottoscritto e confermato. Qui si è pure scritto che quello di Fedez «è un modo di farsi notare - accontentato, ci siamo cascati - ed è un modo di schierarsi coi minorati che giovedì hanno imbrattato muri e danneggiato vetrine». Abbiamo scritto apposta «giovedì» per non confonderlo con venerdì 1° maggio, quando i Black Bloc hanno spaccato tutto dopo aver fatto le prove generali, e quando, cioè, Fedez ha cominciato a diffondere i suoi imbarazzanti dietrofront: «Fedez fa retromarcia in ritardo» ha titolato Libero, e non solo Libero: scritto, sottoscritto e confermato. Anche se gli avvocati di Fedez parlano di una «evidentissima diffamazione dell’assistito sia come persona sia nella sua qualità di artista e personaggio pubblico». Ora è in ballo e dovrà ballare. Speriamo lo faccia meglio di come canta. di Filippo Facci

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